Connect with us

Sport

Perché Tamberi è corso da Mattarella con la bandiera italiana sporca di sangue

La gioia di Gianmarco Tamberi e la sua corsa ad abbracciare il Presidente Mattarella hanno lasciato un’impronta indelebile nel cuore degli italiani. La bandiera macchiata di sangue non è solo un simbolo di sofferenza, ma di resilienza, determinazione e speranza.

Avatar photo

Pubblicato

il

    Gianmarco Tamberi ha trionfato agli europei di atletica a Roma, vincendo l’oro nel salto in alto. Il campione italiano ha sorpreso tutti presentandosi allo stadio con una bandiera italiana macchiata di sangue. Questo gesto, apparentemente bizzarro, ha un profondo significato simbolico legato alla dedizione e al sacrificio degli atleti italiani.

    Tamberi ha voluto incontrare il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, portando con sé questa bandiera per trasmettere un messaggio chiaro: “La bandiera sporca rappresenta la volontà di lottare fino all’ultimo respiro.” Questa frase riassume la filosofia del campione, che ha affrontato innumerevoli sfide e infortuni prima di raggiungere il vertice del successo sportivo.

    Il significato della bandiera sporca

    Durante l’incontro, Tamberi ha spiegato che la macchia di sangue sulla bandiera non è casuale. Essa rappresenta il sacrificio, la sofferenza e la determinazione che ogni atleta mette nel perseguire i propri obiettivi. “Non era solo sangue, era il simbolo del nostro impegno,” ha dichiarato Tamberi, sottolineando come ogni goccia di sudore e sangue versata sia parte integrante del percorso verso la vittoria.

    Un messaggio di speranza per le Olimpiadi di Parigi

    L’incontro con Mattarella non è stato solo un momento di celebrazione, ma anche un’occasione per guardare al futuro. Con le Olimpiadi di Parigi all’orizzonte, Tamberi ha voluto motivare la delegazione italiana, trasmettendo un messaggio di forza e resilienza. “Abbiamo una squadra forte, una mentalità vincente. Siamo pronti a dare il massimo,” ha affermato con convinzione.

    La storia di Tamberi: un esempio di perseveranza

    Gianmarco Tamberi è noto non solo per i suoi successi sportivi, ma anche per la sua straordinaria capacità di superare le avversità. Dopo un grave infortunio che lo ha tenuto lontano dalle competizioni, il campione ha lavorato duramente per ritornare ai massimi livelli. La sua vittoria agli europei di Roma è la prova tangibile del suo spirito indomito.

    L’impatto della vittoria sugli sportivi italiani

    La vittoria di Tamberi e il potente simbolismo della bandiera sporca di sangue hanno avuto un forte impatto non solo sui suoi compagni di squadra, ma su tutti gli sportivi italiani. Questo gesto ha ricordato a tutti l’importanza della dedizione e del sacrificio nel raggiungere i propri sogni. “Il nostro successo è il risultato di anni di duro lavoro e sacrificio. Questa bandiera è il simbolo di tutto ciò,” ha ribadito Tamberi.

    L’abbraccio con Mattarella

    Dopo la vittoria, Tamberi è corso in tribuna e ha abbracciato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Tra i due c’è stato anche un breve scambio di battute, un momento che ha sottolineato l’importanza della vittoria non solo per l’atleta, ma per tutta la nazione.

      SEGUICI SU INSTAGRAM
      INSTAGRAM.COM/LACITYMAG

      Calcio

      Di Livio e il segreto su Byron Moreno: “Lo insultai di brutto. E lo rifarei”

      Ventitré anni dopo Italia-Corea del Sud, l’ex “Soldatino” confessa le parole dette all’arbitro dello scandalo: un mix esplosivo di rabbia, insulti e consapevolezza. Perché in campo, quel giorno, nessuno aveva dubbi.

      Avatar photo

      Pubblicato

      il

      Autore

        Certe ingiustizie non invecchiano. Restano lì, in agguato dietro ogni replay, ogni “se”, ogni birra davanti a una partita dei Mondiali. E per Angelo Di Livio, 58 anni, ex motorino instancabile della nazionale azzurra, il 18 giugno 2002 non è mai davvero finito. Quel giorno, a Daejeon, in Corea del Sud, l’Italia venne eliminata ai supplementari da un arbitraggio che aveva più buchi di un colapasta, firmato Byron Moreno. Ora, passati più di vent’anni, Di Livio si toglie un sassolino grande come un macigno: “Lo insultai di brutto. Figlio di putt*, cogli***, mer**. E lo rifarei”.**

        L’occasione per la confessione è un’intervista alla Gazzetta dello Sport, dove l’ex juventino torna su uno dei momenti più amari della storia recente del calcio italiano. “Tanto sapevo che non poteva cacciarmi, aveva appena espulso Totti. Vennero anche Gattuso, Vieri, Maldini. Eravamo fuori di noi, e a ragione”.

        Quel giorno è entrato nell’album nero della nostra memoria collettiva. Un fuorigioco inesistente fischiato a Tommasi che stava per segnare il golden gol. Un’espulsione grottesca a Francesco Totti per una simulazione immaginaria. Falli ignorati, cartellini usati come coltelli. Una gestione dell’incontro che sembrava scritta da una penna cinica e truccata. E alla fine il colpo di grazia: il gol decisivo di Ahn Jung-hwan, attaccante coreano in forza al Perugia, poi subito licenziato dal patron Gaucci per “lesa maestà”.

        “Doveva andare avanti la Corea, era tutto programmato”, dice Di Livio. E in effetti, dopo di noi, toccò alla Spagna. Sempre loro, sempre lo stesso copione: gol annullati, arbitri bendati, sudore e sangue buttati.

        Ma il calcio, ogni tanto, sa essere giusto con ritardo. Il tempo ha restituito a Moreno la fama che meritava, ma non quella che cercava: espulso dalla federazione del suo Paese, accusato di combine, evasore fiscale. E, soprattutto, arrestato a New York con chili di cocaina addosso. Un narcotrafficante con il fischietto in tasca. Una carriera da arbitro finita come una sceneggiatura tarantiniana. “Quando l’hanno arrestato? Nessuna sorpresa. L’avevo capito subito che non era un professionista”.

        O forse lo era. Solo in un altro senso. Di Livio cita Regalo di Natale, capolavoro di Pupi Avati, per spiegare quella sensazione: “Era un professionista, vero?”, chiede Abatantuono dopo esser stato fregato al tavolo da poker. Sì, risponde Cavina con lo sguardo. Era uno bravo. Solo che lavorava per gli altri.

        Ecco: Byron Moreno era così. Un arbitro bravo a fare quello che doveva fare. Peccato che quello che doveva fare fosse sbagliato. Maledettamente, scandalosamente sbagliato.

          Continua a leggere

          Calcio

          Francesco Totti, la Procura chiede l’archiviazione per l’Iva non dichiarata

          La Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione del procedimento che vedeva Francesco Totti indagato per non aver dichiarato l’Iva su alcune attività pubblicitarie. Il “debito”, inizialmente di poche migliaia di euro, era lievitato fino a 900 mila euro con sanzioni e interessi. Ora l’ex calciatore ha saldato tutto.

          Avatar photo

          Pubblicato

          il

          Autore

            Francesco Totti non dovrà affrontare un processo per omessa dichiarazione dell’Iva. La Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione dell’indagine che coinvolgeva l’ex numero 10 della Roma, dopo che lo stesso ha provveduto a saldare il suo debito con il Fisco. Il procedimento, coordinato dai pm Stefano Pesci e Vincenzo Barba, si basava su una verifica effettuata dalla Guardia di Finanza, che aveva analizzato i movimenti economici legati ad alcune apparizioni pubblicitarie dell’ex calciatore.

            Secondo quanto emerso, Totti avrebbe svolto attività promozionali non occasionali, ma senza aprire una partita Iva dedicata. Un’irregolarità che, pur partendo da un importo iniziale piuttosto contenuto, è andata crescendo nel tempo: tra sanzioni e interessi, il debito con l’Erario è arrivato a sfiorare i 900 mila euro. Una cifra importante, maturata nel corso di circa cinque anni.

            Nonostante l’importo lievitato, la decisione della Procura di avanzare la richiesta di archiviazione è legata alla condotta dell’ex capitano giallorosso, che ha scelto di regolarizzare la propria posizione fiscale. Il pagamento del debito ha avuto un peso determinante, dimostrando la volontà di Totti di chiudere la vicenda con il Fisco.

            L’accusa era quella di omessa dichiarazione dell’Iva, un reato tributario che scatta quando un soggetto con obbligo fiscale non presenta le dichiarazioni annuali. In questo caso, però, i magistrati hanno ritenuto che l’interesse punitivo dello Stato fosse venuto meno, viste le somme integralmente versate.

            Nessuna battaglia legale, dunque, per Totti. Una vicenda che si chiude con un conto saldato, ma anche con l’ennesimo riflettore acceso sulla gestione fiscale dei personaggi pubblici. Un tema sempre delicato, soprattutto quando coinvolge volti tanto noti e amati dal grande pubblico. Anche perché, nel bene o nel male, il Pupone fa sempre notizia.

              Continua a leggere

              Sport

              Il sogno nel cassetto di Federica Brignone? Giocare un set contro Jannik Sinner!

              La sciatrice Federica Brignone, ospite di Che Tempo Che Fa, ha rivelato un sogno segreto: sfidare Jannik Sinner a tennis. Tra battute e autoironia, la campionessa di sci ha ammesso di non avere grandi speranze con la racchetta in mano, ma di essere curiosa di vedere Sinner sugli sci.

              Avatar photo

              Pubblicato

              il

              Autore

                La fortissima atleta azzurra ha deciso di svelare un desiderio che teneva nascosto nel cassetto: giocare una partita a tennis contro il numero uno della racchetta, Jannik Sinner. Ospite di Che Tempo Che Fa su Nove, la sciatrice italiana ha lanciato la proposta con il sorriso sulle labbra: “Mi piacerebbe giocare con lui… ma c’è un problema! Io faccio schifo a tennis e non vedrei neanche la pallina!”.

                Una sfida incrociata: la vedremo mai?

                Insomma, Brignone è consapevole delle sue scarse doti tennistiche, ma il desiderio di confrontarsi con un talento come Sinner resta. E chi lo sa, magari il campione altoatesino potrebbe ricambiare la sfida sulle piste da sci… E e se da parte di Federica, spirito competitivo a parte, ci fosse un interesse nei confronti di Jannik di un altro tipo?!? Tutto può essere…

                Sinner sugli sci? La Brignone approva!

                Se a tennis la partita sarebbe a senso unico, sugli sci le cose cambiano. Brignone ha rivelato che Sinner, prima di dedicarsi completamente alla racchetta, aveva già dimostrato di essere un fenomeno sugli sci. “È stato campione del Trofeo Topolino, che è come essere campione del mondo Under 14!” ha spiegato. Insomma, Jannik non è esattamente un principiante sulla neve… Quindi, se la sfida sulla terra rossa sarebbe un massacro, una gara di slalom potrebbe essere più equilibrata. Chissà, magari un giorno vedremo davvero i due scambiarsi sport per un giorno!

                Una confessione all’insegna dell’ironia

                La campionessa azzurra ha raccontato tutto con il suo solito spirito leggero e autoironico, conquistando il pubblico e strappando qualche risata. Probabilmente anche lei “vittima” di quell’atmosfera rilassata e complice che i tanti ospiti del talk condotto da Fazio hanno avuto modo di sperimentare negli anni. “Non ho mai osato dirglielo, ma ora lo sa tutta Italia!” ha scherzato. E chissà, magari Jannik Sinner avrà sentito l’invito e sarà pronto ad accettare la sfida… a patto che Brignone lo aspetti al varco sulle piste!

                Lo sport unisce, anche con un sorriso

                In definitva… vedremo Brignone e Sinner su un campo da tennis o su una pista da sci? Un’idea che fa naturalmente sorridere ma che dimostra quanto lo sport possa unire mondi diversi. Anche se la partita a tennis potrebbe finire in pochi minuti, la curiosità di vedere Sinner sugli sci rimane. E se un giorno accadesse davvero, sarebbe uno spettacolo memorabile.

                  Continua a leggere
                  Advertisement

                  Ultime notizie

                  Lacitymag.it - Tutti i colori della cronaca | DIEMMECOM® Società Editoriale Srl P. IVA 01737800795 R.O.C. 4049 – Reg. Trib MI n.61 del 17.04.2024 | Direttore responsabile: Luca Arnaù