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Altro che fantascienza: i robot sono fra noi e ci assomigliano, forse troppo…

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    Il protoclone è una delle creazioni più inquietanti della bioingegneria moderna. Si tratta di un essere generato artificialmente con un DNA quasi identico a quello umano, capace di replicarne non solo l’aspetto fisico, ma anche alcune funzioni cognitive ed emotive. Questa somiglianza estrema con l’uomo solleva interrogativi profondi: cosa ci rende davvero unici?

    Osservarlo muoversi, parlare e interagire come farebbe un essere umano genera una sensazione di ansia e disagio. Il protoclone è così simile a noi che il cervello fatica a distinguerlo, creando quello che gli psicologi chiamano “uncanny valley”: una reazione di inquietudine verso qualcosa che sembra umano ma non lo è completamente.

    La sua esistenza apre scenari che fino a pochi anni fa appartenevano alla fantascienza. Se un protoclone può pensare e provare emozioni, possiamo ancora considerarlo una semplice macchina? E se sviluppasse una propria coscienza? Questi interrogativi rendono il protoclone un tema centrale nei dibattiti sull’etica e sulla tecnologia, con implicazioni che vanno dalla robotica avanzata fino alle future applicazioni dell’intelligenza artificiale.

    L’umanità è davvero pronta a convivere con esseri che la imitano alla perfezione? Il protoclone potrebbe essere la nostra più grande invenzione… o il nostro peggior incubo.

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      La trasformazione dell’immagine femminile nel tempo: che cambiamento!

      Oggi le donne sono protagoniste in tutti i settori della società: lavorano negli stessi ambiti degli uomini, ricevono un’istruzione, concorrono per le più alte cariche politiche, come dimostrato dalla candidatura di Hillary Clinton alla presidenza degli Stati Uniti. Anche il loro look è cambiato radicalmente: la moda femminile è diventata un’espressione di libertà e personalità, permettendo a ogni donna di scegliere come presentarsi al mondo senza dover aderire a rigidi standard imposti dalla società.

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        Sin dai tempi antichi le donne affiancavano gli uomini e si dedicavano esclusivamente alla famiglia, accudivano i figli e badavano alla casa. Nell’Antica Grecia, alle donne era proibito partecipare a eventi sportivi e candidarsi alle cariche pubbliche. Non avevano diritto di voto e non potevano esercitare la loro volontà. Col tempo la loro condizione è migliorata. Dopo la Rivoluzione Francese, Napoleone ampliò la sfera dei diritti delle donne e venne abolita la disparità di trattamento nella divisione dell’eredità del patrimonio familiare. Inoltre fu loro, concesso di mantenere il proprio cognome.

        Il desiderio legittimo di parità

        Uno dei primi movimenti che mirò alla libertà e al raggiungimento della parità dei diritti delle donne con quelli degli uomini, fu quello delle Suffragette nell’Ottocento. Le suffraggette
        miravano a raggiungere il suffragio universale anche per le donne. Oggi le donne sono parte fondamentale della nostra società, svolgono lavori pari a quelli degli uomini, sono istruite, concorrono alle elezioni come presidente degli Stati Uniti (come Hilary Clinton), e sono rispettate.

        La situazione in Africa

        Tuttavia, nei paesi in via di sviluppo, la donna continua ad occupare un ruolo marginale all’interno della società e all’interno della famiglia. In Africa, la donna viene sfruttata al massimo, è lei a svolgere i ruoli più impegnativi: lavorare nei campi, portare sacchi di merce sulla testa per ore e ore di cammino o andare a riempire secchi d’acqua per tutta la famiglia. Ogni donna dovrebbe ritenersi fortunata nel vivere in un’epoca e in un paese, dove questo problema è in parte superato. Non dobbiamo dimenticare, però, le donne meno fortunate, è necessario, invece, fare di tutto per aiutarle a migliorare la loro condizione affinché possano, un giorno, vivere in una condizione migliore. Ai giorni nostri, molte associazioni organizzano manifestazioni sull’argomento, cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica che pesa sulle condizioni di vita della donna.

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          Ecco come l’AI vede i potenti del mondo: clown, imbonitori, musicisti da night…

          Putin, Macron, Biden, Trump e tutti gli altri uomini che incidono direttamente sulle sorti del mondo… riuniti in un video fake – realizzato con l’AI – che pare reale.

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            Un breve filmato per certi versi sorprendente, realizzato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, realizzato da rart.digital e postato sulla pagina Instagram ufficiale, che sta attualmente spopolando sul web. I responsabili di questa creazione visiva sono Ronald Trums & Volodmir Patine… due nomi che hanno tutta l’aria di essere altrettanti pseudonomi in tema. Con una spiccata sensibilità per il rock, visto che come sottofondo è stato utilizzato Fortunate Son, un celebre brano dei Creedence Clearwater Revival, la leggendaria band americana attiva fino al 1972 con John Fogerty alla guida.

            In panni inusuali

            Il video presenta i politici che guidano il mondo attuale in una veste inusuale. il neo rieletto presidente americano Donald Trump ispirato chitarrista, Emmanuel Macron agricoltore, Vladimir Putin batterista, Kamala Harris (aspirante potente, vedremo che succederà la prossima settimana…) fintamente buona ma dal sorriso inquietante: Gli altri scopriteli voi, cliccando il tasto play.

            L’intelligenza artificiale sembra non avere più confini

            I generatori di video IA sono sempre più in grado di creare clip creative, avatar animati con la tecnologia deepfake. Da utilizzare per lavoro ma anche come ingaggianti contenuti per i social. Creando una realtà parallela a quella che siamo chiamati a vivere, popolando un universo distopico di immagini con le quali, ormai, veniamo quotidianamente bombardati.

            E l’Italia?

            Concedeteci solo un appunto: appare chiaro che l’AI – responsabile di questa creazione digitale – non reputa minimamante opportuno citare un politico italiano. Ricordiamocelo quando andiamo in giro per il mondo, col petto gonfio, affermando che il nostro Paese conta…

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              Damiano David, sempre più popstar, sempre più distante dai Maneskin

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                Look elegante, stile raffinato, il suo nuovo corso appare molto lontano dagli eccessi rock’n’roll della prima parte della sua carriera come frontman della band romana. Anche a Sanremo ha convinto questa versione riveduta e corretta, con l’interpretazione di un brano di Lucio Dalla. Un artista che lui afferma di amare moltissimo.

                Il bacio alla fine della performance

                In tema di sentimenti… ha successivamente cantato la sua hit attuale Born with a broken heart davanti alla sua fidanzata Dove Cameron, vestita in Armani, che era seduta per lui in platea. Emozionata, soprattutto quando Damiano le ha mandato un bacio dal palco durante la sua performance.

                La dedica della fidanzata

                Per San Valentino la Cameron ha pubblicato un dolce messaggio, ancora emozionata dall’effetto Sanremo: “Mai stata così orgogliosa in tutta la mia vita. Ho pianto una quantità inappropriata di lacrime, ho scattato zero foto della performance in sé perché non riuscivo a toglierti gli occhi di dosso. Sei la mia stella polare. Ti amo. Buon secondo San Valentino”.

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