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Musica

E’ ufficialmente iniziata la “missione stadi” per il Komandante

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    L’inossidabile  rocker di Zocca ha ufficialmente dato il via alle prove con la band, svelando i nomi dei musicisti che lo accompagneranno sui palchi di Bibione (UD), Milano e Bari. Si scaldano quindi i motori per “Vasco Live 2024”, una serie di concerti sold out che si annunciano i più infuocati del prossimo futuro .

    Una novità dietro ai tamburi

    Il batterista Matt Laug sarà impegnato quest’estate con la superband australiana degli AC/DC. A sostituirlo una new entry per la band del Blasco: Donald Renda, che compare nei crediti dell’ultimo singolo Gli sbagli che fai. Calabrese di Lamezia Terme, Renda in carriera ha collaborato, fra gli altri, con Noemi, Fiorella Mannoia, Paola Turci, Morgan, Patty Pravo, Biagio Antonacci, Tananai ed Emma. Blasco conferma, per il resto, la formazione dello scorso anno.
    Il musicista lametino insegna batteria pop al Conservatorio di Musica P.I. Tchaikovsky di Nocera Terinese.  

    Nomi noti

    Il resto della band è stato confermato: Vince Pastano (direzione musicale, chitarre), Stef Burns (chitarra), Antonello D’Urso (programmazione, chitarra acustica e cori), Andrea Torresani (basso e cori), Alberto Rocchetti (tastiere e cori), Roberta Montanari (cori), Andrea Ferrario (sax), Tiziano Bianchi (tromba) e Roberto Solimando (trombone).

    L’emozione di salire su quei palchi

    Oltre all’inizio delle prove live, Vasco  ha reso nota un’altra grande novità che ha già messo in preallarme decine e decine di band e artisti, che sognano di fare il grande salto di qualità. Ad aprire i concerti di Vasco Live 2024, infatti, ci saranno i finalisti del Festival “Zocca – Paese della Musica”, contest nato da poco ma in grado di mettere in palio un ambitissimo premio. Le fasi di casting del concorso (qui trovate il regolamento completo) si terranno tra il 17 e il 26 maggio al Teatro comunale di Zocca, ribattezzato per l’occasione “Il Blasco”. 

    Chi va in finale… suona allo stadio!

    Saranno 14 finalisti ad essere selezionati da una giuria di esperti, che godranno di un’esperienza unica: esibirsi prima dell’inizio dei concerti durante il prossimo “Vasco Live 2024“. I primi sette classificati in una delle sette date di San Siro, con 15 minuti di esibizione a testa, quelli dall’ottavo all’11/o posto nelle quattro date allo stadio San Nicola di Bari. I finalisti classificati dal dodicesimo al quattordicesimo posto faranno da gruppi di riserva.

    Materiale inedito in arrivo

    Per i concerti milanesi avremo un nostro inviato letteralmente sotto al palco. Sarà presente a tutti gli show e ci manderà materiale foto-video delle varie esibizioni. Aspettiamo trepidanti…

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      Musica

      Damiano e il pop travestito da rock: tutta la verità dietro l’addio ai Maneskin

      Nessun ritorno con i Maneskin all’orizzonte. Per tutti quelli che speravano in una reunion a breve, le parole di Damiano non lasciano spazio a dubbi: il capitolo Maneskin sembra definitivamente chiuso. Il cantante ha scelto di seguire una nuova strada, lontana dagli stereotipi del rock e più vicina a un’estetica di lusso e introspezione. Sarà una scelta vincente? Solo il tempo e il pubblico potranno dirlo.

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        Damiano David ha voltato pagina. Dopo anni di successi con i Maneskin, il frontman ha deciso di intraprendere un percorso solista, spiazzando i fan e alimentando le speculazioni sul suo addio alla band. Ma se pensate che lo abbia fatto per soldi o fama, vi sbagliate di grosso. “Se avessi pensato solo al successo, sarebbe stato spaventoso”, ha rivelato in un’intervista a GQ Italia. “Il mio obiettivo non è battere record di streaming, ma fare musica che mi soddisfi davvero”.

        Maneskin: rock o pop?

        Per anni si è dibattuto su quale fosse la vera anima musicale dei Maneskin. Erano una rock band o un fenomeno pop mascherato? Damiano non ha dubbi: “Noi eravamo pop. La gente ha frainteso il significato di popolare. Se la tua musica arriva a tutti, sei pop, indipendentemente dal genere”. Una dichiarazione che potrebbe far storcere il naso ai puristi del rock, ma che chiarisce la posizione del cantante. “Anche i Guns N’ Roses, in un certo senso, erano il pop del loro tempo”.

        I giovani e il rock: una storia d’amore mai nata

        Il cantante ha anche lanciato una provocazione sui gusti musicali delle nuove generazioni. “Ai ragazzi fighi non piace il rock. Ascoltano solo trap e pop”. Un’affermazione che suona quasi come una condanna per chi sperava in una rinascita del genere. “Il rock per noi è sempre stato musica, non uno stile di vita. L’idea del ‘sesso, droga e rock and roll’ è ormai fuori moda”.

        L’eleganza come firma del nuovo percorso

        Con la sua carriera solista, Damiano punta su un’identità ben precisa: eleganza e raffinatezza. “Quello che desidero davvero è portare quella classe italiana che ci contraddistingue”. Una visione chiara, che si rifletterà certamente anche nel suo album Funny Little Fears, in uscita il 16 maggio. “Nel rock mi concentro sulla reazione del pubblico, mentre nel pop è un viaggio più personale, qualcosa che faccio per me stesso”.

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          Musica

          “Abbiamo bisogno di eroi”: Roby Facchinetti dei Pooh e il sogno di Parsifal

          Roby Facchinetti torna con un progetto ambizioso e carico di emozioni: Parsifal – L’uomo delle stelle. L’opera, nata dalla collaborazione con Stefano D’Orazio e Valerio Negrini, riprende il tema del leggendario cavaliere della Tavola Rotonda, già celebrato nell’iconico album dei Pooh del 1973. “Ogni epoca ha bisogno di eroi, e Parsifal rappresenta il coraggio e la ricerca del bene, valori di cui oggi abbiamo un disperato bisogno”, afferma Facchinetti, che si dice emozionato nel vedere realizzato un sogno coltivato per anni.

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            L’idea di un’opera progressive rock dedicata a Parsifal ha iniziato a prendere forma nel 2017, grazie a un incessante lavoro creativo con Stefano D’Orazio. Dopo la scomparsa di quest’ultimo nel 2020, ci sono voluti altri due anni per completare la produzione di questa straordinaria opera musicale. Con una durata di oltre due ore, l’opera è composta da 44 brani divisi in due atti e interpretati con il supporto di due orchestre sinfoniche. “È stato un lavoro immenso, ma ogni nota è un tributo a Stefano e alla sua visione”, racconta Facchinetti.

            Il sogno del palcoscenico

            Nonostante la complessità dell’opera, il tastierista dei Pooh non ha alcuna intenzione di fermarsi: “L’obiettivo ora è portarlo sul palcoscenico. Abbiamo già iniziato a lavorarci e faremo di tutto per renderlo possibile. Sarebbe la chiusura perfetta di questo lungo viaggio”. L’idea di trasformare Parsifal – L’uomo delle stelle in un’esperienza teatrale immersiva è una sfida che entusiasma l’artista, consapevole del potenziale evocativo di questa storia senza tempo.

            60 anni di Pooh: un concerto epocale in arrivo

            Mentre Parsifal si avvicina alla scena, un altro evento si profila all’orizzonte: i 60 anni dei Pooh. “Siamo la band più longeva della musica italiana e vogliamo celebrare questo traguardo con un concerto memorabile”, annuncia Facchinetti. “Ci stiamo già lavorando, sarà un evento che renderà onore alla nostra storia e al legame con il nostro pubblico”. Con oltre 42 album, 80 milioni di dischi venduti e più di 3000 concerti, i Pooh hanno scritto pagine indelebili della musica italiana, e questa celebrazione sarà il degno tributo a una carriera straordinaria.

            Il mondo della musica oggi: riflessioni e nostalgia

            Nel guardare al passato, Facchinetti riflette anche sul presente della musica e sulle difficoltà che affrontano le nuove generazioni di artisti: “Noi siamo partiti dalle balere e dai night, abbiamo fatto una gavetta lunga e formativa. Oggi i talent show bruciano le tappe, e spesso i giovani artisti si ritrovano a gestire il successo senza una vera preparazione”. Secondo l’artista, la velocità con cui si raggiunge la notorietà oggi può creare squilibri, rendendo il percorso musicale più effimero.

            Il futuro: sogni che non finiscono mai

            Nonostante una carriera costellata di successi, Roby Facchinetti non smette di guardare avanti. “Non voglio mai smettere di sognare. E il mio sogno più grande, ora, è vedere Parsifal sul palco, vivere l’emozione di questa storia in una dimensione teatrale unica”. Con determinazione e passione, l’icona della musica italiana continua a inseguire nuovi orizzonti, consapevole che il viaggio artistico non ha mai davvero una fine.

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              Musica

              Cristiano De André sold out a Legnano: Se Faber fosse qui, lancerebbe il microfono!

              Grande successo per Cristiano De André che ha incantato il Teatro Galleria di Legnano con il suo “De André canta De André – Best Of Tour Teatrale”. Uno spettacolo che non è solo un omaggio al padre, ma un viaggio musicale e sociale tra le canzoni e i valori di Faber. Tra emozioni, riflessioni sulla guerra e qualche bordata contro il presente.

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                Se Don Gallo definiva le canzoni di Fabrizio De André il “quinto Vangelo”, allora Cristiano De André si può senza dubbio considerare una sorta di predicatore laico. Con oltre due ore di concerto, ha guidato il pubblico in un rito musicale denso di emozioni, tra arrangiamenti nuovi e parole che risuonano ancora forti nel presente. “Dopo 26 anni dalla sua scomparsa – ha detto Cristiano – è un piacere e un dovere compiere questo viaggio nelle sue opere”.

                Non un semplice tributo, ma una ricerca intima

                “De André canta De André” non è solo un greatest hits, ma una vera immersione nell’anima di Faber. Cristiano non si limita a cantare, ma rilegge e reinterpreta i testi con una sensibilità attuale. La scaletta è audace: i grandi successi arrivano solo nel finale, lasciando spazio a brani più complessi e profondi come Storia di un impiegato. La scelta non è casuale: è un modo per riscoprire il pensiero critico e sempre attuale di Fabrizio.

                Il pubblico? Sedotto tra chitarre e violino

                Cristiano non punta sulla nostalgia facile. Le sue esibizioni con chitarre, tastiere, bouzouki e violino danno nuova vita ai brani storici. Il pubblico del Galleria, inizialmente assorto, si è sciolto nel bis finale, con Creuza de mä, Il pescatore e La canzone dell’amore perduto in una versione solo piano da brividi.

                Faber e la guerra: parole che pesano ancora oggi

                Nel presentare Fiume Sand Creek (originariamente scritta da De Andrè padre a quattro mani con Massimo Bubola), Cristiano ha sottolineato quanto la guerra sia un tema ricorrente nelle canzoni del padre. “Mio padre parlava degli ultimi, di chi subisce la storia senza poterla cambiare. E oggi vediamo le stesse immagini, le stesse ingiustizie. La sua coerenza nel denunciare il potere e la guerra oggi sarebbe ancora più attuale. E se fosse qui, sarebbe davvero furioso”.

                Un’eredità che va oltre le canzoni

                Cristiano non si limita a “portare avanti il verbo” di Fabrizio, ma invita il pubblico a riflettere su come tradurre quelle parole in azioni concrete. “Non basta cantare i suoi brani, dobbiamo anche applicarli alla nostra vita. Il vero omaggio è non lasciare che tutto questo resti solo musica”.

                Conclusione: Un concerto che scuote le coscienze

                Più che un tributo nostalgico, “De André canta De André” è un’esperienza che accende riflessioni e invita a guardare il presente con occhi diversi. Cristiano De André dimostra che l’eredità di Faber non è solo musicale, ma profondamente politica e umana. E a giudicare dalla reazione del pubblico di Legnano, il messaggio è arrivato forte e chiaro.

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