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Cronaca

Giovani e belle, seducevano sui social. Ed erano guai!

Un noto avvocato italiano è stato vittima di una truffa organizzata da una setta a Turabao, Brasile. Dopo aver conosciuto online una donna di nome Barbara, è stato ingannato credendo di aspettare un figlio con lei e costretto a versare denaro. Grazie a investigatori privati, ha scoperto la rete criminale. Ora il caso è al vaglio del Gip di Roma.

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    Questa non è la classica truffa sentimentale, ma un sistema criminale sofisticato che sfrutta la vulnerabilità delle vittime, gettandole in un abisso di incertezza e manipolazione. Al centro di questa storia c’è una setta organizzata, una vera e propria associazione a delinquere dedita a truffe ed estorsioni. Tra le vittime, un noto avvocato italiano, che ha subito una truffa ben orchestrata nella cittadina brasiliana di Turabao, il cui nome significa “Squalo” – un sinistro presagio che non è bastato a mettere in guardia i malcapitati.

    La truffa inizia online

    La truffa ha avuto inizio nel febbraio 2021, quando l’avvocato ha iniziato a frequentare una piattaforma online per migliorare il suo portoghese. Qui ha incontrato Barbara, una 30enne che non dava l’impressione di essere una truffatrice. Dopo mesi di frequentazione online, l’avvocato l’ha incontrata durante un viaggio di lavoro in Brasile, dando inizio a una relazione. Ad ottobre, sospettando una gravidanza, l’avvocato ha insistito per un test che ha confermato le sue paure.

    Il sistema della setta

    Tuttavia, le discrepanze nelle tempistiche della gravidanza hanno sollevato sospetti. Le indagini hanno rivelato un complotto orchestrato: Barbara non agiva da sola. Sua sorella era un medico, sua zia un’infermiera, e sua madre una ex dirigente del ministero della Salute. Persino alcuni procuratori locali erano coinvolti. La setta reclutava ragazze per organizzare orge e truffava professionisti facendogli credere che i nascituri fossero loro figli, estorcendo denaro per il presunto mantenimento.

    La scoperta del complotto

    Grazie alla tenacia dell’avvocato e al supporto di investigatori privati, la verità è emersa. Ha raccolto prove schiaccianti sotto forma di audio, foto e chat, dimostrando che c’erano altre vittime. Tuttavia, la giustizia locale è strettamente legata alla setta, e i pm di Roma hanno cercato di archiviare il caso come una questione civilistica.

    La battaglia legale

    L’avvocato si è opposto con forza, sostenendo che si trattava chiaramente di una truffa e di un’estorsione. La vicenda è ora nelle mani del Gip di Roma, che dovrà decidere se procedere contro questa rete criminale che ha ingannato e manipolato numerose vittime, gettando luce su una realtà oscura e pericolosa nascosta dietro una facciata di normalità.

    Scopri tutti i dettagli su questa intricata truffa e segui gli sviluppi di una storia che sembra uscita da un film, ma che purtroppo è reale.

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      Cronaca

      Cristiano Iovino, spunta il nuovo video del pestaggio: le immagini della notte in cui scoppiò la rissa con Fedez

      Sotto la lente degli inquirenti anche l’aggressione sotto casa del personal trainer. Coinvolti ultrà del Milan e l’ex bodyguard del rapper. Nuove accuse a Francesco Lucci: armi e un secondo pestaggio con un coltello in un ristorante.

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        Torna sotto i riflettori la notte del 22 aprile 2024, quando tra i divanetti e i riflessi colorati della discoteca “The Club” di Milano, scoppiò la rissa che vide protagonisti Cristiano Iovino, il personal trainer più chiacchierato del jet-set, e Fedez, il rapper e imprenditore digitale finito suo malgrado al centro di un’inchiesta ancora avvolta da ombre e reticenze. A quasi un anno da quella sera, emerge un nuovo video, acquisito dagli inquirenti, che getta luce su una seconda e ben più violenta parte dello scontro: l’aggressione avvenuta sotto casa di Iovino, a cui parteciparono anche esponenti della curva milanista.

        Nel filmato, già visionato in aula, si vedono chiaramente i due protagonisti entrare nel locale. Poi, le telecamere di sorveglianza documentano l’inizio delle scintille tra Fedez e Iovino, a cui si aggiunge l’ex bodyguard del rapper, Christian Rosiello, già a processo per l’inchiesta “Doppia Curva”. Il personale della sicurezza interviene per sedare gli animi e caccia entrambi i contendenti dal locale.

        La vera escalation, però, arriva mezz’ora dopo. Un van nero si ferma sotto l’abitazione milanese di Iovino. Da lì scendono alcuni uomini che aggrediscono brutalmente il personal trainer. Nessuna denuncia viene mai sporta dalla vittima, ma il video — nitido, crudo — racconta tutto. La procura di Milano ha chiesto l’archiviazione per Fedez, la cui posizione risulta meno rilevante rispetto agli altri coinvolti. Ma resta una domanda che continua a inquietare: perché tutto questo?

        Le motivazioni non sono mai state chiarite del tutto. In aula, gli investigatori hanno parlato di una “questione di donne”. Un testimone ha riferito che una vicina di casa avrebbe sentito frasi minacciose: “Devi chiedere scusa, sennò torniamo e ti ficchiamo una pallottola in testa”. Parole da film nero che però, in questa vicenda, sembrano più che plausibili.

        Intanto, le indagini si allargano e toccano anche il mondo degli ultrà. Francesco Lucci, fratello del noto Luca Lucci, è finito al centro di nuove e gravi accuse. La procura gli contesta ora un ruolo da promotore in un’associazione per delinquere aggravata dalla disponibilità di armi. Le stesse armi, sequestrate di recente, che figurano in un filone parallelo dell’indagine.

        Ma non è tutto. Lucci è accusato anche di aver partecipato, il 12 maggio 2024, a un violento pestaggio in un ristorante di via Capecelatro, dopo la partita Milan-Cagliari. Le immagini mostrano un ragazzo di 25 anni a torso nudo, la maglietta del Milan (presumibilmente contraffatta) strappata di dosso, colpito con sedie e tavoli, e persino con un coltello. Nelle riprese, un agente di polizia ha identificato anche Francesco Lucci tra gli aggressori.

        Difeso dall’avvocato Jacopo Cappetta, Lucci potrà ora chiedere di essere giudicato con il rito abbreviato, vista la modifica al capo d’imputazione. Una scelta strategica che potrebbe giocarsi sul filo delle attenuanti. Ma il quadro che emerge, tra van neri, minacce, coltellate e questioni lasciate sospese tra la discoteca e il marciapiede, è sempre più torbido.

        E resta una certezza: la notte del 22 aprile ha acceso una miccia che ancora oggi continua a bruciare sotto traccia. Tra protagonisti in cerca di visibilità, clan ultras e rapporti opachi tra mondi che si sfiorano e si confondono, questa non è solo una rissa da discoteca. È una storia che racconta una Milano notturna, violenta e segreta.

        https://youtube.com/shorts/9Q3TWGYg4oY?feature=shared

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          Storie vere

          Mi sposo! Anzi no, ci ho ripensato e pago tutte le spese

          Carlo, mancato sposo, decide di affrontare le conseguenze dell’annullamento delle nozze con dignità. Si assume il compito di rimborsare amici, parenti e fornitori, mettendosi in gioco finanziariamente.

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            Ma scusa hai inviato le partecipazioni, prenotato la chiesa, deciso il menù, indicato una lista nozze per i regali, acquistato abiti da matrimonio, prenotato fiori e magari anche la limusine. E poi che fai? Mandi tutto all’aria? “Lo sposo è impazzito oppure ha bevuto…” cantava Francesco De Gregori nel suo pezzo Alice. A sei giorni dalla celebrazione delle nozze…

            Ripago tutto io…

            E’ successo proprio così. Due nomi di comodo Carlo e Sara avevano deciso di convolare a nozze ma poi ci hanno ripensato. Ma non sei mesi prima ma solo sei giorni prima della data fissata per l’evento. E quindi? Quindi il mancato sposo ha deciso di farsi carico di ripagare tutte le spese. Annullare quello che era possibile, come la festa e i fiori, è stato relativamente semplice, nonostante le penali da pagare. Ma restituire i regali già consegnati a casa si è rivelato un incubo. Il pensiero di riconsegnare frigoriferi o televisori con impianto dolby surround era impraticabile.

            Uno sposo di carattere

            Da persona seria qual é, Carlo ha scelto di rimborsare amici e parenti per le spese sostenute. Anche a costo di indebitarsi per decine di migliaia di euro, come ha fatto. Il giorno delle nozze, non essendo riuscito a raggiungere tutti gli invitati, si è presentato in chiesa. Lì imbarazzato davanti a tutti gli invitati vestiti di tutto punto, ha spiegato di persona che cosa era successo. Anhe se tutti hanno pensato che fosse uno scherzo.

            Oggi, Carlo guarda a quegli anni con un senso di serenità

            Quella decisione gli ha permesso di lasciare la casa dei genitori e di iniziare una vita da scapolo in un grande appartamento, diventato un punto di ritrovo per amici e compagni. La mancata sposa è rimasta una sua cara amica e, ironia della sorte, è diventata amica della sua attuale moglie. Ripensando a quel momento, Carlo è convinto che sia stata la scelta giusta per entrambi.

            Ma cos’era successo?

            Sara aveva iniziato a sentire il peso della relazione e, nonostante il dolore, ha confessato a Marco che non si sentiva pronta a fare quel passo. Marco, pur col cuore spezzato, ha accolto le sue parole con maturità e rispetto. I due hanno annullato tutto, ma senza tensioni. Marco ha rimborsato i fornitori senza cercare vendetta, mentre Sara ha mantenuto i rapporti con la famiglia di Marco. Oggi sembrano entrambi felici, Marco ha trovato una nuova compagna, e Sara è tornata a studiare, trovando nuovi stimoli nella sua carriera.

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              Storie vere

              Quell’affare che affare non è anche se sembra vero, parola di Facebook

              Facebook e Facebook Marketplace sono utili per trovare occasioni, ma purtroppo sono anche terreno fertile per i truffatori. Ecco come riconoscere le truffe più comuni e proteggersi.

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                Se qualcosa sembra troppo bello per essere vero, probabilmente lo è. E’ questa la sintesi di quanto ultimamente sta accadendo a molti utenti di Facebook. Il social media, posseduto e gestito dalla società Meta, può essere un ottimo strumento per scovare occasioni e fare acquisti. Ma è anche terreno fertile per truffe sempre più sofisticate. Immagina di trovare finalmente quell’oggetto che desideravi da tempo: una bici elettrica, un iPhone usato o magari un divano che sembra nuovo di zecca. Il prezzo è allettante, il venditore sembra affidabile e tutto sembra andare per il verso giusto. Eppure… Eppure è proprio lì che spesso inizia la fregatura.

                Il venditore fantasma

                Le truffe su Facebook si evolvono costantemente e, ogni giorno, ingannano centinaia di persone. Il modus operandi dei truffatori segue due strategie principali. Da un lato ci sono i “venditori fantasma”, che pubblicano annunci per articoli molto richiesti a prezzi eccezionali. Il loro obiettivo è convincerti a pagare una caparra tramite bonifico o ricarica, sparendo subito dopo aver ricevuto il denaro. Dall’altro ci sono gli “acquirenti-truffatori”, che ti contattano fingendo interesse immediato per il tuo oggetto in vendita. Questi propongono sistemi di pagamento fraudolenti, come link fasulli che imitano PayPal o Poste, per ottenere i tuoi dati e rubarti soldi.

                Riconoscere i segnali di allarme

                Un prezzo troppo basso rispetto al valore reale del prodotto, un profilo Facebook con pochissimi amici o creato di recente, richieste di pagamenti fuori dalla piattaforma ufficiale e l’insistenza nel chiudere rapidamente l’affare, sono tutti campanelli d’allarme che non dovrebbero essere ignorati. Ma come possiamo proteggerci da queste insidie? Prima cosa evitare di inviare soldi prima di vedere il prodotto di persona, poi scegliere sempre metodi di pagamento tracciabili e sicuri. Quindi assicurati di incontrare il venditore o acquirente in un luogo pubblico. Inoltre, diffidate dei link esterni per ricevere o inviare denaro: spesso sono il mezzo principale con cui i truffatori riescono a ingannare gli utenti.

                Pronto qui è il servizio clienti di Facebook che parla

                Una delle trovate più recenti riguarda i falsi “servizi clienti” di Facebook. Dopo essere stati truffati, alcuni utenti ricevono messaggi che sembrano provenire dal supporto ufficiale della piattaforma, promettendo assistenza in cambio di informazioni personali. È un’altra trappola! Meta non ti contatterà mai tramite chat per chiederti password o dati sensibili. Lo scrivino e riscrivono in tutte le lingue possibili, ma niente c’è chi spavado non legge le indicazioni e agisce di testa propria perdendoci.

                E se dovessi cadere vittima di una truffa?

                Per prima cosa è importante agire tempestivamente. Conservare tutte le prove, come screenshot e dettagli dei pagamenti, e segnalare l’accaduto a Facebook. Si può denunciare il fatto alle autorità competenti, come la Polizia Postale, e contattare la propria banca per bloccare eventuali operazioni sospette. Meta, da parte sua, consiglia agli utenti di prestare attenzione alle e-mail sospette che fingono di provenire da Facebook, spesso con notifiche fasulle o promesse troppo belle per essere vere. In caso di dubbi, è sempre possibile segnalare direttamente il problema tramite l’indirizzo phish@fb.com o gli strumenti ufficiali di Facebook.

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