Cronaca

Germania, ex Ss a processo per complicità in 3.300 omicidi: giustizia 80 anni dopo

Il tribunale di Francoforte ha respinto l’inidoneità a processo dell’imputato, rendendo possibile un procedimento storico per le atrocità commesse nel campo di concentramento.

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    L’ombra delle atrocità naziste torna a farsi sentire in Germania, dove Gregor Formanek, ex guardiano delle Ss, è stato rinviato a giudizio per complicità in 3.300 omicidi. A 100 anni, l’uomo dovrà affrontare il processo per i crimini commessi nel campo di concentramento di Sachsenhausen, situato nel Brandeburgo, vicino a Berlino.

    Secondo la procura di Giessen, Formanek si sarebbe reso corresponsabile della “crudele e infida uccisione di migliaia di prigionieri”. Il tribunale di Francoforte ha stabilito che l’età avanzata non può rappresentare un ostacolo alla giustizia, respingendo la diagnosi della corte di Hanau che lo aveva ritenuto incapace di sostenere il processo.

    Una lunga fuga dalla giustizia

    Gregor Formanek, nato in Romania nel 1923, figlio di un sarto di origine tedesca, intraprese la carriera di pasticcere prima di arruolarsi nelle Ss il 4 luglio 1943. Assegnato come guardiano al lager di Sachsenhausen, fu testimone e complice delle atrocità perpetrate nel campo, dove migliaia di prigionieri furono sottoposti a torture, uccisioni sistematiche e esperimenti medici.

    Dopo la fine della guerra, nel 1947, un tribunale militare sovietico lo condannò a 25 anni di carcere per i crimini commessi. Tuttavia, Formanek trascorse solo dieci anni nella prigione di Bautzen, tornando successivamente a condurre una vita normale. Per decenni è riuscito a evitare le responsabilità per le sue azioni, fino alla decisione della corte tedesca di Francoforte che lo ha portato di nuovo sotto processo.

    La testimonianza dei sopravvissuti

    Un momento cruciale del processo sarà rappresentato dalla testimonianza di Shimon Rothschild, 96 anni, uno dei pochi sopravvissuti di Sachsenhausen ancora in vita. Da bambino, Rothschild fu vittima di torture ed esperimenti medici condotti nel campo, insieme ad altri dieci minorenni. La sua voce darà un volto umano alla tragedia, ricordando le sofferenze inflitte da Formanek e dagli altri aguzzini.

    In un documento della Stasi, emersi durante le indagini, si riportano dettagli agghiaccianti sulla crudeltà di Formanek. Il guardiano delle Ss avrebbe “ammazzato di botte” prigionieri con una frequenza tale da diventare un simbolo della brutalità del regime.

    Un processo dal valore storico

    Il caso rappresenta non solo un atto di giustizia, ma anche un’occasione per ribadire l’impegno della Germania nel confrontare il proprio passato. Processi come questo sono sempre più rari, dato il ridotto numero di sopravvissuti e imputati ancora in vita.

    Secondo il tribunale di Francoforte, la necessità di perseguire i crimini contro l’umanità non perde di validità con il passare del tempo. Anche a 100 anni, Gregor Formanek dovrà rispondere delle sue azioni, ricordando che la giustizia, per quanto tardiva, non dimentica.

    Mentre il mondo osserva, il processo sarà un’ulteriore testimonianza dell’orrore dell’Olocausto e un monito per le generazioni future.

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