Cronaca

“Insulti nazisti”, Liliana Segre si oppone all’archiviazione per Chef Rubio

Il legale di Liliana Segre chiede nuove indagini per chi l’ha offesa sui social, contestando la decisione della Procura di Milano di archiviare la posizione di 17 indagati. Il giudice dovrà ora decidere se accogliere la richiesta o procedere con l’imputazione coatta.

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    “Nel 90 per cento dei casi gli insulti che riceve sono nazisti”. Così l’avvocato Vincenzo Saponara, legale della senatrice a vita Liliana Segre, ha sintetizzato davanti al gip di Milano la posizione della sua assistita contro la richiesta di archiviazione per 17 presunti haters, tra cui figura anche Gabriele Rubini, meglio noto come Chef Rubio. Il giudice Alberto Carboni, davanti al quale si è svolta l’udienza, deciderà nei prossimi giorni se accogliere l’istanza della Procura, disporre nuove indagini o ordinare l’imputazione coatta.

    Il nodo della questione sta tutto nella qualificazione delle offese ricevute dalla senatrice. Per la Procura, i messaggi andrebbero “contestualizzati all’interno del dibattito social” e valutati in rapporto alle “funzioni politiche ed istituzionali” della senatrice. Per l’avvocato Saponara, invece, non si tratta di normali espressioni di dissenso, per quanto dure: «Non sono insulti alla sua veneranda età o alle sue posizioni politiche. Sono insulti nazisti, ed è questo il punto».

    Tra gli episodi al vaglio anche alcuni messaggi offensivi provenienti da profili non identificati, dunque attualmente “contro ignoti”. Ma la senatrice non intende lasciare nulla cadere nel vuoto. L’opposizione all’archiviazione, infatti, è stata estesa anche a questi casi. «Ci sono situazioni in cui si tenta di giustificare parole gravi inserendole in un contesto preteso politico, ma resta l’elemento discriminatorio, l’odio razziale», ha aggiunto il legale.

    La vicenda nasce da una più ampia indagine della Procura milanese su insulti e minacce rivolti a Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah e da anni impegnata contro ogni forma di odio e antisemitismo. A gennaio, il pm Nicola Rossato aveva chiuso le indagini proponendo il rinvio a giudizio per dodici persone – tra cui No vax e sostenitori della causa palestinese residenti anche all’estero – accusate di diffamazione e minacce aggravate dall’odio razziale.

    Per altri 17 indagati, tra cui appunto Chef Rubio, era stata invece richiesta l’archiviazione, nonostante l’ammissione che i toni utilizzati fossero “aspri, rozzi e sintomo di maleducazione e ignoranza”. Parole che, secondo il pm, non configurerebbero un reato, ma rappresenterebbero un eccesso retorico nel contesto del dibattito pubblico.

    Una lettura che la senatrice e il suo legale rigettano con forza. La posta in gioco, dicono, non è solo la difesa della dignità personale, ma la protezione del significato storico e civile dell’antifascismo. La decisione finale è ora nelle mani del giudice.

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