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Mistero

Il mistero degli OOParts, oggetti fuori dalla storia e dal tempo

gli OOParts continuano a stimolare la nostra immaginazione e a sollevare interrogativi sulla storia e sulle origini dell’umanità. Mentre alcuni vedono in essi evidenze di antiche conoscenze avanzate o visite extraterrestri, altri preferiscono adottare spiegazioni più convenzionali. Tuttavia, il loro fascino e mistero rimangono intatti, alimentando la curiosità e l’interesse di generazioni di ricercatori e appassionati

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    Sei pronto a immergerti nel mistero degli OOParts, gli “Artefatti fuori posto”, che hanno incuriosito e affascinato gli appassionati di storia, archeologia e ufologia? Da antichi manufatti che sembrano appartenere a un’epoca tecnologicamente avanzata fino a reperti che sfidano la nostra comprensione del tempo e dello spazio, questi dieci OOParts sono stati al centro di accese discussioni e teorie del complotto su internet.

    1. Batteria di Baghdad

    Risalente al 250 a.C., questa antica batteria trovata nei pressi di Baghdad è considerata uno degli OOParts più discussi. Si ritiene che potrebbe essere stata utilizzata per scopi galvanici, sfidando la nostra comprensione della tecnologia antica.

    2. Meccanismo di Antikythera

    Scoperto nel 1901 nei pressi dell’isola greca di Antikythera, questo dispositivo meccanico, datato al I secolo a.C., sembra essere stato un antico calcolatore astronomico, sollevando domande sul livello di conoscenza scientifica degli antichi greci.

    3. La mappa di Piri Reis

    Questa mappa del mondo, disegnata nel 1513 da Piri Reis, un ammiraglio ottomano, mostra una sorprendente precisione geografica, inclusa la costa dell’Antartide, sebbene il continente fosse sconosciuto ai marinai europei dell’epoca.

    4. La sfera di Klerksdorp

    Queste sfere di metallo, risalenti a oltre 2,8 miliardi di anni fa, sono state trovate in miniera in Sudafrica. La loro formazione e composizione chimica sono un enigma per la scienza moderna.

    5. Il martello di Londra

    Un martello in pietra calcarea incastonato in un blocco di arenaria, scoperto nel 1936 a Londra, Texas. La sua età stimata di 140-180 milioni di anni sfida la nostra comprensione dell’evoluzione umana.

    6. Il codice di Voynich

    Questo misterioso manoscritto, scritto in una lingua sconosciuta e decorato con strane illustrazioni, è stato datato al XV secolo. Nonostante gli sforzi di decifrarlo, il suo significato rimane un enigma.

    7. Il globo di Glottalitico

    Questo globo terracqueo, risalente a circa 3 miliardi di anni fa, è stato trovato in Sudafrica. La sua precisione nella rappresentazione delle masse terrestri solleva interrogativi sulla storia geologica del pianeta.

    8. Il disco di Phaistos

    Questo disco in ceramica, risalente al II millennio a.C., è inciso con simboli misteriosi e non è mai stato decifrato. La sua origine e scopo rimangono sconosciuti.

    9. La piramide di Yonaguni

    Questa struttura sommersa, situata al largo delle coste giapponesi di Yonaguni, sembra essere una piramide sommersa risalente a oltre 10.000 anni fa. Alcuni lo considerano una costruzione naturale, mentre altri vedono evidenze di antiche civiltà sommerse.

    10. I vasi di Salzburg

    Questi vasi in ceramica, scoperti nel 1961 in una miniera di carbone tedesca, sembrano essere stati fabbricati da un’antica civiltà prima dell’era dei dinosauri, sfidando la cronologia accettata della storia umana.

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      Deceduto Alvaro Mangino: sopravvisse all’incidente aereo delle Ande. Per salvarsi i superstiti furono costretti al cannibalismo

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        Il disastro aereo delle Ande del 13 ottobre 1972 è una delle storie di sopravvivenza più straordinarie e drammatiche della storia moderna. Il volo 571 delle Forze Aeree dell’Uruguay, un charter che trasportava 45 persone, tra cui la squadra di rugby degli Old Christians Club, amici e familiari, si schiantò contro la Cordigliera delle Ande a causa di un errore di navigazione e condizioni meteorologiche avverse. L’incidente avvenne in un periodo di grande fermento politico e sociale in Sud America. Gli anni ’70 erano segnati da tensioni politiche, dittature militari e movimenti di resistenza. In questo contesto, la tragedia delle Ande attirò l’attenzione internazionale, non solo per la drammaticità dell’evento, ma anche per le decisioni estreme prese dai sopravvissuti.

        I superstiti delle Ande costretti a ricorrere all’antropofagia

        Dopo lo schianto, inizialmente sopravvissero solo 33 persone. Ma il freddo estremo, le ferite e la fame ridussero il numero a 16. I superstiti, tra i quali l’allora diciannovenne Álvaro Mangino Schmid, furono costretti a ricorrere all’antropofagia. Per sopravvivere si nutrirono dei corpi congelati dei compagni deceduti. La situazione peggiorò ulteriormente quando una valanga colpì la fusoliera, uccidendo altre otto persone. La svolta arrivò quando due dei sopravvissuti, Nando Parrado e Roberto Canessa, decisero di attraversare le Ande a piedi per cercare aiuto. Dopo dieci giorni di cammino, incontrarono un contadino cileno che lanciò l’allarme. Il 22 dicembre 1972, 72 giorni dopo l’incidente, i superstiti furono finalmente salvati.

        Una storia che ha ispirato libri e film

        Questa tragedia ha ispirato numerosi libri – Snow Society – e i film, Alive (1993) e La società della neve, (2023) che raccontano non solo la lotta per la sopravvivenza, ma anche il coraggio, la solidarietà e la resilienza umana in condizioni estreme. Álvaro Mangino Schmid, uno dei sedici sopravvissuti al disastro aereo si è spento a 71 anni a Montevideo a causa di complicazioni legate a una polmonite. La sua incredibile storia di sopravvivenza ha ispirato il film Netflix e il libro Snow Society, che raccontano la drammatica esperienza vissuta dai superstiti.

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          Il primo cittadino Mastella satanista?!? Secondo alcuni a Benevento si celebra il maligno…

          A Benevento si accende la polemica tra il sindaco Clemente Mastella e l’Associazione Internazionale degli Esorcisti (AIE). Il motivo? Il Festival delle Streghe, evento folkloristico accusato di “incoraggiare la stregoneria”. Ma Mastella non ci sta e risponde con ironia a questa “battaglia” tra sacro e profano.

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            In una città che storicamente danza tra mito e leggenda, si è scatenata una polemica degna di un romanzo gotico. L’Associazione Internazionale degli Esorcisti (AIE), fondata dal celebre padre Gabriel Amorth, ha lanciato un anatema contro il Festival delle Streghe “Janara – Le streghe di Benevento”. Secondo loro, l’evento è “contrario al cristianesimo e nemico della libertà e della dignità umana”. Insomma, tra un convegno di storici e una sfilata in costume, qualcuno vede l’ombra del maligno.

            Cos’è la Janara

            Si tratta della strega per eccellenza del folklore beneventano, figura misteriosa e temuta della tradizione popolare. Si racconta che fosse una donna capace di volare e lanciare maledizioni, spesso vendicativa contro chi la ostacolava. Secondo la leggenda, per fermarla bastava lasciare una scopa fuori dalla porta: lei, ossessionata dal contarne i fili, sarebbe rimasta impegnata fino all’alba. Ancora oggi, la Janara è simbolo di magia, superstizione e cultura ancestrale nel cuore del Sannio.

            Bambini posseduti dalle… fiere di paese?

            L’AIE non si è fermata alle dichiarazioni generiche. L’accusa più pesante riguarda il coinvolgimento di bambini e adolescenti: “Pensare di far divertire la popolazione con tematiche appartenenti al mondo del male è un sintomo di grave malessere interiore”. Traduzione: mascherarsi da strega e comprare zucchero filato equivale a un’evocazione demoniaca. Se fosse così, i bambini di Halloween sarebbero da tempo sotto il controllo di forze oscure e Disneyland un covo di presenze ultraterrene.

            La risposta del sindaco: “Sono ben altre le diavolerie che mi preoccupano”

            Ma Clemente Mastella, da politico navigato, non si lascia intimorire da anatemi e scomuniche virtuali. “Da cattolico sono ben altre le diavolerie che mi preoccupano e i mercanti che profanano il Tempio”, ha replicato con un’eleganza che trasuda diplomazia e sarcasmo. Il messaggio è chiaro: le vere minacce non vengono da un festival culturale, ma da altri “demoni” più concreti.

            Streghe tra storia e folklore: una festa che fa bene all’economia

            Oltre alla difesa della libertà culturale, Mastella sottolinea anche l’importanza economica dell’evento. “Aiutiamo l’immagine e l’economia della città con professionalità e senza offendere nessuno”. In effetti, il Festival delle Streghe attira turisti e studiosi, promuovendo la città di Benevento come centro di cultura e tradizioni. Se il turismo è il vero Satana, allora i commercianti della città dovrebbero iniziare a preoccuparsi!

            La vera battaglia: superstizione contro cultura

            Questa polemica non è solo un botta e risposta tra esorcisti e amministratori locali, ma il riflesso di un contrasto più ampio: superstizione contro cultura, dogma contro folklore. Mastella sottolinea che il festival è stato curato con il supporto di accademici, antropologi e storici del cristianesimo. Insomma, nulla di improvvisato o blasfemo, ma un’opportunità di confronto tra diverse visioni del mondo.

            Isteria medievale o una legittima preoccupazione?

            Alla fine, questa storia lascia spazio a una domanda: è giusto vedere in un festival una minaccia alla fede? O forse gli esorcisti stanno cercando il demonio nel posto sbagliato? Mentre Benevento continua a celebrare il suo passato tra magia e leggenda, la polemica ci ricorda che in Italia certe discussioni sembrano ancora intrappolate in un medioevo senza tempo.

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              Jim Morrison sarebbe vivo e si nasconderebbe a New York. Una docu-serie alimenta la leggenda del frontman dei Doors

              Secondo il documentario Before the End su Apple Tv+, The Lizard King avrebbe inscenato la propria morte nel 1971 per sparire nel nulla. Oggi sarebbe un ex manutentore 81enne che si fa chiamare Frank. Il regista Jeff Finn rilancia la teoria: “Ha una cicatrice identica”.

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                Secondo una nuova docu-serie approdata su Apple Tv+, Jim Morrison non sarebbe affatto morto a Parigi nel 1971. Anzi, oggi sarebbe vivo e vegeto, nascosto sotto falsa identità in una piccola cittadina degli Stati Uniti. È questa la clamorosa ipotesi avanzata dal regista Jeff Finn nel documentario Before the End: Searching for Jim Morrison, che riapre uno dei misteri più affascinanti e controversi della storia del rock. Morrison, frontman dei Doors, The Lizard King, uno degli idoli assoluti della controcultura americana degli anni ’60, sarebbe sfuggito alle grinfie della fama e ai demoni della sua esistenza artefatta inscenando la propria morte. E oggi, secondo Finn, vivrebbe tranquillamente a Syracuse, nello stato di New York, sotto il nome di Frank, lavorando – o meglio, avendo lavorato – come semplice manutentore.

                La docu-serie, che si snoda in tre episodi, indaga sulle teorie che circolano da oltre cinquant’anni attorno alla scomparsa dell’artista. Secondo i sostenitori di questa ipotesi, Morrison non avrebbe mai trovato pace tra le braccia del rock e della beat generation, e la sua morte sarebbe stata l’unica via di fuga da un successo che lo stava divorando. Nel documentario, Finn intervista alcune persone che dichiarano di aver incontrato Frank, un anziano che presenta una cicatrice sul naso esattamente nel punto in cui Morrison aveva un neo. Una coincidenza? O la prova regina di un complotto durato più di mezzo secolo? L’idea è suggestiva e alimenta ulteriormente il mito di un personaggio che ha sempre giocato con l’ambiguità e con l’immaginario della morte, sin dai suoi testi più oscuri.

                La tesi che Morrison fosse stanco della fama non è nuova: The Doors esplosero nel 1967 e in soli quattro anni Jim Morrison bruciò ogni tappa della parabola del rocker maledetto. Droga, eccessi, incomprensioni con l’industria discografica e un’inquietudine esistenziale sempre più marcata lo portarono a trasferirsi a Parigi, nel tentativo di fuggire da un mondo che lo stava stritolando. È qui che, ufficialmente, il 3 luglio del 1971, Morrison fu trovato morto nella vasca da bagno del suo appartamento. Nessuna autopsia, un referto medico frettoloso e molte incongruenze: questi gli elementi che hanno alimentato per anni teorie alternative sulla sua fine.

                Finn, da fan e da documentarista, prova a dare un nuovo tassello a questa narrazione parallela: e se Morrison fosse sopravvissuto davvero e avesse scelto l’anonimato per ritrovare se stesso? Syracuse, cittadina tranquilla e anonima dello stato di New York, sarebbe la nuova tana del leone. A renderla ancora più credibile, la cicatrice e la voce di Frank, che per alcuni testimoni somiglierebbe incredibilmente a quella del cantante dei Doors.

                Naturalmente, il documentario non offre prove definitive e rimane in bilico tra il giornalismo investigativo e la suggestione romantica. Ma l’ipotesi si inserisce nel filone di quelle leggende metropolitane che da decenni accompagnano le morti di star della musica e non solo. Il pensiero va immediatamente a Elvis Presley, il cui spirito aleggia ancora su Kalamazoo, cittadina del Michigan che negli anni è diventata meta di avvistamenti e reportage sull’Elvis fantasma. O a Michael Jackson, che secondo alcuni non sarebbe mai morto nel 2009, ma si sarebbe ritirato in incognito a Las Vegas.

                Nel caso di Morrison, l’assenza di un’autopsia e le numerose lacune nelle indagini ufficiali lasciano spazio alle teorie più disparate. Pamela Courson, la sua compagna dell’epoca, fu l’unica testimone delle sue ultime ore e il suo racconto – spesso contraddittorio – non ha mai dissipato i dubbi. A rafforzare il mistero, il fatto che la notizia della morte venne diffusa solo dopo il funerale, già avvenuto il 7 luglio, con una cerimonia lampo al cimitero di Père-Lachaise a Parigi.

                Oggi, grazie al documentario Before the End, l’idea che Jim Morrison sia ancora tra noi torna a serpeggiare. Magari seduto al bancone di un bar di Syracuse, con un nome diverso e una vita normale. Una teoria improbabile, forse. Ma che si sposa perfettamente con la leggenda di un uomo che della fuga dal sistema e del flirt con la morte aveva fatto il proprio manifesto.

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