Connect with us

Mistero

L’antico sogno degli alchimisti diventa realtà: il metallo si trasforma in oro

Questa scoperta rappresenta un significativo passo avanti nell’ambito della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica. Sebbene non si tratti della trasmutazione alchemica del ferro in oro tanto agognata dagli alchimisti del passato, l’idea di trasformare il rame in un metallo prezioso si avvicina almeno in parte a quel millenario desiderio.

Avatar photo

Pubblicato

il

    Gli alchimisti del passato sognavano di trasformare il metallo comune in oro, un desiderio che sembrava destinato solo ai racconti delle leggende. Tuttavia, alcuni scienziati cinesi potrebbero aver fatto un passo verso la realizzazione di questo antico sogno. Una recente scoperta potrebbe rivoluzionare il settore industriale, rendendo possibile la trasformazione del rame in un materiale “quasi identico” all’oro.

    Gli studiosi, affiliati con prestigiose istituzioni cinesi come la Chinese Academy of Sciences e la Dalian University of Technology, hanno pubblicato i risultati delle loro ricerche su Science Advances. Utilizzando plasma ad alta energia di argon per bombardare gli atomi di rame, hanno alterato la struttura elettronica del metallo, conferendogli caratteristiche simili a quelle dell’oro.

    Questa trasformazione ha portato il rame a uno stato di “valenza zero”, riducendo la sua reattività e facendolo comportare come un metallo nobile. Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, il rame modificato ha dimostrato prestazioni estremamente simili a quelle dell’oro e dell’argento.

    Tuttavia, va chiarito che questa scoperta non permetterà di creare “oro artificiale” a piacimento. Al contrario, le potenziali applicazioni di questo “rame modificato” nel settore industriale sono molto promettenti. La sua resistenza all’ossidazione e la bassa reattività lo rendono ideale per la produzione di componenti per dispositivi elettronici come smartphone e computer.

    Inoltre, le proprietà da metallo nobile del rame trasformato potrebbero rivestire un ruolo fondamentale in processi chimici sofisticati, come quelli utilizzati per trasformare il carbone in risorse più pulite ed economicamente vantaggiose. In questo modo, i metalli nobili “veri” potrebbero diventare meno indispensabili, contribuendo a ridurre i costi di produzione e migliorando l’efficienza dei processi industriali.

      SEGUICI SU INSTAGRAM
      INSTAGRAM.COM/LACITYMAG

      Mistero

      Jim Morrison sarebbe vivo e si nasconderebbe a New York. Una docu-serie alimenta la leggenda del frontman dei Doors

      Secondo il documentario Before the End su Apple Tv+, The Lizard King avrebbe inscenato la propria morte nel 1971 per sparire nel nulla. Oggi sarebbe un ex manutentore 81enne che si fa chiamare Frank. Il regista Jeff Finn rilancia la teoria: “Ha una cicatrice identica”.

      Avatar photo

      Pubblicato

      il

      Autore

        Secondo una nuova docu-serie approdata su Apple Tv+, Jim Morrison non sarebbe affatto morto a Parigi nel 1971. Anzi, oggi sarebbe vivo e vegeto, nascosto sotto falsa identità in una piccola cittadina degli Stati Uniti. È questa la clamorosa ipotesi avanzata dal regista Jeff Finn nel documentario Before the End: Searching for Jim Morrison, che riapre uno dei misteri più affascinanti e controversi della storia del rock. Morrison, frontman dei Doors, The Lizard King, uno degli idoli assoluti della controcultura americana degli anni ’60, sarebbe sfuggito alle grinfie della fama e ai demoni della sua esistenza artefatta inscenando la propria morte. E oggi, secondo Finn, vivrebbe tranquillamente a Syracuse, nello stato di New York, sotto il nome di Frank, lavorando – o meglio, avendo lavorato – come semplice manutentore.

        La docu-serie, che si snoda in tre episodi, indaga sulle teorie che circolano da oltre cinquant’anni attorno alla scomparsa dell’artista. Secondo i sostenitori di questa ipotesi, Morrison non avrebbe mai trovato pace tra le braccia del rock e della beat generation, e la sua morte sarebbe stata l’unica via di fuga da un successo che lo stava divorando. Nel documentario, Finn intervista alcune persone che dichiarano di aver incontrato Frank, un anziano che presenta una cicatrice sul naso esattamente nel punto in cui Morrison aveva un neo. Una coincidenza? O la prova regina di un complotto durato più di mezzo secolo? L’idea è suggestiva e alimenta ulteriormente il mito di un personaggio che ha sempre giocato con l’ambiguità e con l’immaginario della morte, sin dai suoi testi più oscuri.

        La tesi che Morrison fosse stanco della fama non è nuova: The Doors esplosero nel 1967 e in soli quattro anni Jim Morrison bruciò ogni tappa della parabola del rocker maledetto. Droga, eccessi, incomprensioni con l’industria discografica e un’inquietudine esistenziale sempre più marcata lo portarono a trasferirsi a Parigi, nel tentativo di fuggire da un mondo che lo stava stritolando. È qui che, ufficialmente, il 3 luglio del 1971, Morrison fu trovato morto nella vasca da bagno del suo appartamento. Nessuna autopsia, un referto medico frettoloso e molte incongruenze: questi gli elementi che hanno alimentato per anni teorie alternative sulla sua fine.

        Finn, da fan e da documentarista, prova a dare un nuovo tassello a questa narrazione parallela: e se Morrison fosse sopravvissuto davvero e avesse scelto l’anonimato per ritrovare se stesso? Syracuse, cittadina tranquilla e anonima dello stato di New York, sarebbe la nuova tana del leone. A renderla ancora più credibile, la cicatrice e la voce di Frank, che per alcuni testimoni somiglierebbe incredibilmente a quella del cantante dei Doors.

        Naturalmente, il documentario non offre prove definitive e rimane in bilico tra il giornalismo investigativo e la suggestione romantica. Ma l’ipotesi si inserisce nel filone di quelle leggende metropolitane che da decenni accompagnano le morti di star della musica e non solo. Il pensiero va immediatamente a Elvis Presley, il cui spirito aleggia ancora su Kalamazoo, cittadina del Michigan che negli anni è diventata meta di avvistamenti e reportage sull’Elvis fantasma. O a Michael Jackson, che secondo alcuni non sarebbe mai morto nel 2009, ma si sarebbe ritirato in incognito a Las Vegas.

        Nel caso di Morrison, l’assenza di un’autopsia e le numerose lacune nelle indagini ufficiali lasciano spazio alle teorie più disparate. Pamela Courson, la sua compagna dell’epoca, fu l’unica testimone delle sue ultime ore e il suo racconto – spesso contraddittorio – non ha mai dissipato i dubbi. A rafforzare il mistero, il fatto che la notizia della morte venne diffusa solo dopo il funerale, già avvenuto il 7 luglio, con una cerimonia lampo al cimitero di Père-Lachaise a Parigi.

        Oggi, grazie al documentario Before the End, l’idea che Jim Morrison sia ancora tra noi torna a serpeggiare. Magari seduto al bancone di un bar di Syracuse, con un nome diverso e una vita normale. Una teoria improbabile, forse. Ma che si sposa perfettamente con la leggenda di un uomo che della fuga dal sistema e del flirt con la morte aveva fatto il proprio manifesto.

          Continua a leggere

          Mistero

          Alla ricerca della vita aliena: gli oceani nascosti di Marte e altri mondi promettenti

          Secondo la NASA gli oceani di Marte, sotto al ghiaccio, sono il luogo giusto dove cercare minuscole alghe capaci di svolgere la fotosintesi clorofilliana.

          Avatar photo

          Pubblicato

          il

            L’entusiasmo degli scienziati per la scoperta di potenziali forme di vita aliena è alle stelle. Gli oceani di acqua liquida, nascosti sotto lo spesso strato di ghiaccio marziano, si presentano come uno dei candidati più promettenti per ospitare vita microbica e aliena.

            Marte: un tesoro nascosto sotto il ghiaccio

            Uno studio del Jet Propulsion Laboratory della NASA, pubblicato su Communications Earth & Environment, ha evidenziato come le condizioni all’interno di questi oceani marziani potrebbero essere ideali per lo sviluppo di minuscole alghe capaci di fotosintesi. La profondità ottimale per la sopravvivenza di queste forme di vita varierebbe a seconda della trasparenza del ghiaccio, ma si stima tra i 5 centimetri e i 3 metri.

            Non solo Marte: altri mondi da esplorare

            Marte non è l’unico corpo celeste del nostro sistema solare a suscitare l’interesse degli astrobiologi. Altri mondi ghiacciati, come Europa il quarto satellite naturale del pianeta Giove per dimensioni e il sesto dell’intero sistema solare, con il suo oceano globale nascosto sotto una spessa crosta ghiacciata, è da tempo considerato uno dei luoghi più promettenti per la ricerca di vita aliena. Le sonde Juice dell’ESA e Clipper della NASA sono già in viaggio verso questa affascinante luna, con l’obiettivo di studiarne la composizione e di cercare segni di attività idrotermale che potrebbero fornire l’energia necessaria per sostenere la vita. E ancora Encelado piccola luna di Saturno è un altro gioiello del nostro sistema solare. Sotto la sua superficie ghiacciata si nasconde un oceano globale, e attraverso i geyser che eruttano dallo strato di ghiaccio si possono analizzare campioni di acqua e materiale organico.

            Perché gli oceani sotterranei?

            La presenza di acqua liquida, una fonte di energia e la protezione dalle radiazioni cosmiche offerte dal ghiaccio rendono questi ambienti sotterranei particolarmente interessanti per lo sviluppo della vita. Tuttavia, raggiungere questi oceani nascosti rappresenta una sfida tecnologica enorme. Saranno necessarie sonde in grado di perforare chilometri di ghiaccio per prelevare campioni e analizzarli in cerca di biomarcatori, ovvero molecole che potrebbero indicare la presenza di organismi viventi.

            Un futuro promettente per l’astrobiologia

            La ricerca di vita extraterrestre è uno dei più grandi misteri della scienza. I progressi tecnologici e le nuove missioni spaziali ci stanno avvicinando sempre più alla possibilità di rispondere a una delle domande fondamentali dell’umanità: siamo soli nell’universo?

              Continua a leggere

              Mistero

              La scoperta di un manoscritto perduto di una poesia d’amore. Firmata William Shakespeare

              Lo studio di Veronese e Smith, pubblicato sulla prestigiosa rivista Review of English Studies, dimostra che gli archivi storici continuano a riservare sorprese, offrendo nuove chiavi di lettura per comprendere il genio del Bardo di Stratford-upon-Avon.

              Avatar photo

              Pubblicato

              il

                Una rarissima versione manoscritta del celebre Sonetto 116 di William Shakespeare è stata recentemente scoperta da Leah Veronese, ricercatrice dell’Università di Oxford. Il manoscritto, datato XVII secolo, è stato rinvenuto tra le carte della collezione di Elias Ashmole, fondatore dell’Ashmolean Museum, e custodito presso la Bodleian Library. Secondo la professoressa Emma Smith, specialista di studi shakespeariani, questa scoperta rappresenta un importante contributo alla comprensione della diffusione e della popolarità delle opere di Shakespeare già pochi decenni dopo la sua morte nel 1616.

                L’importanza del ritrovamento

                Il Sonetto 116, noto per il celebre incipit “Let me not to the marriage of true minds”, è considerato una delle più grandi celebrazioni dell’amore ideale. Il ritrovamento della seconda copia manoscritta conosciuta di questo sonetto offre una nuova prospettiva sulla sua ricezione storica. Veronese ha individuato la poesia in un manoscritto che descriveva genericamente il tema della “costanza in amore”, senza menzionare esplicitamente Shakespeare. L’aggiunta di un verso iniziale inedito, “L’errore auto-accecante sequestri quelle menti”, suggerisce una possibile alterazione del testo originale.

                Shakespeare e la tradizione poetica

                L’analisi della miscellanea in cui è stato ritrovato il sonetto ha rivelato che il testo potrebbe essere stato adattato a una canzone musicata da Henry Lawes, compositore attivo nel periodo della rivoluzione inglese. Inoltre, il sonetto era inserito in una sezione di opere considerate “proibite”, comprendente poesie satiriche e critiche politiche. Questo contesto potrebbe indicare un interesse più ampio per i sonetti di Shakespeare come veicolo di riflessione sociale e politica.

                Il significato del Sonetto 116

                Il Sonetto 116 esplora la natura dell’amore autentico, descrivendolo come un sentimento inalterabile e duraturo. L’amore vero non cambia con il tempo né si piega alle difficoltà: è una “stella polare” che guida gli innamorati attraverso le tempeste della vita. La sua musicalità e armonia lo rendono uno dei componimenti più iconici della letteratura inglese.

                Cosa dice il Sonetto 116

                Non sia mai ch’io ponga impedimenti all’unione di anime fedeli; Amore non è Amore se muta quando scopre un mutamento o tende a svanire quando l’altro s’allontana.

                Oh no! Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai; è la stella-guida di ogni sperduta barca, il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza.

                Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote dovran cadere sotto la sua curva lama; Amore non muta in poche ore o settimane, ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio: se questo è errore e mi sarà provato, Io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.

                  Continua a leggere
                  Advertisement

                  Ultime notizie

                  Lacitymag.it - Tutti i colori della cronaca | DIEMMECOM® Società Editoriale Srl P. IVA 01737800795 R.O.C. 4049 – Reg. Trib MI n.61 del 17.04.2024 | Direttore responsabile: Luca Arnaù