Cronaca
Pandoro sempre più amaro per la Ferragni: la Corte d’Appello non cambia idea
Una brutta, bruttissima vicenda che di natalizio ha davvero poco o nulla, quella dell’ormai universalmente conosciuto come il pandoro-gate. Che non è ancora finita, sia per l’azienda produttrice che per l’influencer milanese.

La vicenda del cosiddetto pandoro-gate, con protagoniste le società dell’influencer Chiara Ferragni, prosegue con un nuovo colpo di scena. La Corte d’Appello di Torino, chiamata nuovamente a pronunciarsi sulla questione, ha confermato la sentenza contro l’azienda Balocco. La decisione considera le pratiche commerciali scorrette riguardanti il Pandoro “Pink Christmas” firmato Chiara Ferragni.
Macchè beneficenza…
Al centro l’ormai tristemente famosa campagna pubblicitaria ingannevole che aveva spinto i consumatori a credere che parte del ricavato fosse destinata a cause benefiche. Quando, nella realtà dei fatti, la donazione era stata effettuata in precedenza e non dipendeva dalle vendite del prodotto, per il quale tutto il ricavato non avrebbe riguardato ulteriori donazioni.
Codacons capofila nelle azioni legali
La decisione ribadisce che tutti i materiali promozionali del pandoro utilizzavano un linguaggio fuorviante. Spingendo i consumatori a pensare, in maniera ingannevole, che le vendite influissero sulla donazione. Le associazioni dei consumatori, Codacons in primis, hanno intentato un’azione legale contro Balocco, che ha portato alla conferma della condanna per pubblicità ingannevole.
La Balocco non ci sta
“E’ una batosta”, gongolano le associazioni dei consumatori. U punto di vista che la storica casa piemontese e i loro legali non intendono accettare: “Prendiamo atto del decreto, che però è frutto di un’istruttoria sommaria e parziale che ricalca pedissequamente il contenuto della decisione dell’Agcm (l’autorità garante del mercato, ndr) già impugnata da Balocco davanti al Tar del Lazio. In ogni caso non è una condanna e non ha natura di giudicato: quindi ci riserviamo di chiederne la revoca o la modifica alla luce degli sviluppi presso le altre sedi competenti”.
Per la Ferrragni un Natale da incubo
Una brutta vicenda che pone importanti questioni sulla responsabilità dei soggetti coinvolti nelle campagne marketing. La Ferragni, prestando la propria immagine alla promozione del Pandoro Pink Christmas, si è trovata totalmente coinvolta in uno scandalo che ha avuto pesanti ripercussioni sulla sua reputazione da influencer.
I consumatori attendono il rimborso
La decisione attuale rappresenta una vittoria per i consumatori, che potrebbero essere risarciti per essere stati ingannati. “La modalità con cui Balocco ha pubblicizzato e commercializzato il pandoro PinkChristmas costituisce pratica commerciale scorretta, in quanto contraria alla diligenza professionale e “idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico, in relazione al prodotto, del consumatore medio che essa raggiunge”” si legge nella sentenza.
L’inganno anche nel prezzo maggiorato
Che prosegue sulla questione del prezzo: “Come correttamente ritenuto dal Tribunale, anche la rilevante differenza di prezzo del Pandoro PinkChristmas rispetto al pandoro Balocco di equivalente composizione e peso, ha contribuito ad indurre nel consumatore il convincimento che nel maggior prezzo vi fosse una diretta contribuzione al reperimento dei fondi utili al progetto di beneficenza“.
Nel decreto firmato dai giudici della V sezione civile si fa riferimento ai tanti messaggi pubblicati su Instagram dalla Balocco per sostenere che la ditta, nell’annunciare la campagna di vendita dei pandori benefici, non riportò informazioni corrette. Una storia all’italiana ancora lontana dalla sua conclusione.
INSTAGRAM.COM/LACITYMAG
Storie vere
Dalla sanità pubblica del Nord al privato al Sud. L’infermiere lascia il suo posto di lavoro a causa del caro affitti
Lunedì 31 marzo è stato il suo ultimo giorno di lavoro per il Policlinico di Bologna. Sarà ufficialmente fuori servizio dal 17 aprile. Tornerà a vivere (e a lavorare) a Reggio Calabria.

Pavels Krilovs è un infermiere di 35 anni che ha deciso di lasciare il suo lavoro al Pronto Soccorso dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna per trasferirsi a Reggio Calabria. Nel capoluogo calabrese lavorerà in una struttura privata. La sua scelta, che riflette una tendenza sempre più diffusa tra i professionisti della sanità, è dovuta da una combinazione di fattori. Primo fra tutti il costo insostenibile degli affitti nelle grandi città del Nord, le difficili condizioni lavorative e la mancanza di riconoscimento economico per chi opera in prima linea.
Ma perchè proprio Reggio Calabria?
Semplice Pavels Krilovs, nato in Lettonia è cresciuto a Reggio Calabria dall’età di 11 anni. Pavels ha sempre amato il suo lavoro, scegliendo il Pronto Soccorso per la dinamicità e l’importanza del ruolo. Tuttavia, le lunghe ore in piedi, la pressione costante e le responsabilità elevate non sono mai state adeguatamente compensate. “Guadagno lo stesso stipendio di un collega in laboratorio, ma il carico di lavoro e le difficoltà sono incomparabili“, racconta. A questo si aggiungono le aggressioni verbali e fisiche, ormai all’ordine del giorno nei Pronto Soccorso, che rendono l’ambiente lavorativo sempre più ostile.
Il peso degli affitti sulla decisione dell’infermiere
Il costo della vita a Bologna è stato il fattore determinante nella decisione di Pavels. Con uno stipendio di circa 2.000 euro al mese, quasi la metà veniva spesa per una stanza singola in un appartamento condiviso con altri tre colleghi. “A 35 anni non è dignitoso dover condividere casa. Non è più garantito il diritto all’abitazione“, spiega. La situazione è ancora più critica per chi guadagna meno o ha una famiglia da mantenere. A Reggio Calabria, Pavels avrà una casa propria e uno stipendio più alto, grazie al passaggio al settore privato, dove gli infermieri possono guadagnare fino a 30 euro all’ora. “Non è stata una decisione facile, ma necessaria. Finalmente potrò lavorare in un ambiente più sostenibile e vivere dignitosamente“, dice.
Italia
Parmigiano Reggiano più caro per i buongustai americani dopo l’aumento dei dazi decisi da Trump
In una sola notte il costo è passato da 15 a 44 euro al kg. Cosa succede ai prezzi tra la food valley italiana e New York (e come incideranno i dazi).

Anche questo era prevedibile. Dopo i dazi imposti da Trump un alimento come il Parmigiano Reggiano per i consumatori americani diventerà proibitivo. O quasi. Il simbolo dell’eccellenza gastronomica italiana, si trova al centro di una sfida commerciale. Con l’introduzione di nuovi dazi da parte del governo americano, il prezzo di questo formaggio pregiato ha già subito un’impennata, trasformandolo in un lusso destinato alle tavole degli americani più ricchi e benestanti.
Dal caseificio al Grand Central Market di Manhattan: un viaggio costosissimo…
Una forma di Parmigiano Reggiano stagionato 24 mesi parte dall’Italia con un costo di circa 15 euro al chilogrammo. Tuttavia, una volta giunto sugli scaffali di New York o Los Angeles, il prezzo supera i 44 euro al chilogrammo. Ed è destinato a crescere ancora. Questo aumento è il risultato di una complessa catena di cost nella quale i nuovi dazi c’entrano ma non sono la principale causa. Oltre i dazi pesa la logistica, il confezionamento e la conseguente distribuzione. I dazi attuali del 15% già incidono significativamente, ma con l’introduzione di ulteriori tariffe del 25%, il prezzo potrebbe salire a circa 55 euro al chilogrammo.
Buongiorno vorrei una scaglia di Parmigiano Reggiano
Nonostante l’aumento dei prezzi, il Parmigiano Reggiano mantiene una posizione di rilievo nel mercato americano, rappresentando il 7% del segmento dei formaggi duri. Gli americani che scelgono questo prodotto lo fanno per la sua qualità ineguagliabile, accettando di pagare un prezzo doppio rispetto ai formaggi locali. Tuttavia, il Consorzio Parmigiano Reggiano esprime preoccupazione per il rischio di un’espansione del fenomeno dell’Italian Sounding, che potrebbe danneggiare ulteriormente il Made in Italy.
Crescerà l’inflazione, caleranno i consumi e l’economia americana andrà in recessione…?
Certo il Parmigiano Reggiano è solo un esempio. Ma l’economia non è una opionione. Mentre i produttori italiani sperano in una soluzione negoziale, il mercato americano continua a rappresentare una sfida e un’opportunità. Il Parmigiano Reggiano, con la sua qualità e tradizione, rimane un simbolo di eccellenza, ma il suo futuro dipenderà dalla capacità di superare le barriere commerciali e di mantenere la fiducia dei consumatori.
Italia
Olimpiadi Cortina 2026. Prezzi pazzi per affitti, immobili, spesa e ristoranti
A poco meno di un anno i prezzi a Cortina e Milano crescono vertiginosamente. Si avvicina una Olimpiade per pochi ricchi?

Non facciamo gli ipocriti, era prevedibile. Con l’avvicinarsi delle Olimpiadi Invernali di Cortina 2026, l’iconica località dolomitica sta vivendo un vero e proprio boom immobiliare. Ma non solo. I prezzi di affitto e vendita hanno raggiunto livelli record, trasformando le case in un lusso riservato a pochi. Ma anche ristoratori, commercianti si stanno attrezzando per tempo.
Affitti da capogiro. Olimpiadi per pochi privilegiati
La domanda di appartamenti a Cortina ha portato gli affitti a toccare cifre astronomiche. Durante i 17 giorni di gare olimpiche, gli 80 metri quadrati in centro sono offerti a ben 51 mila euro. Una cifra che rende necessario un robusto conto in banca per chi desidera vivere l’esperienza olimpica senza rinunciare al comfort. Più lontano dal centro i prezzi calano, ma restano comunque elevati: 25 mila euro per un appartamento da 100 metri quadrati o 7.700 euro a 22 chilometri dal cuore di Cortina. Cosa da pazzi…
Mercato immobiliare alle stelle
Non solo gli affitti ad aumentare i prezzi. Anche i prezzi di vendita degli immobili hanno raggiunto vette impressionanti. Nel centro di Cortina, è difficile trovare un metro quadrato a meno di 18 mila euro, avvicinandosi ai costi delle zone di lusso di Milano. Questo trend, se da un lato sta attirando investitori, dall’altro scoraggia chi sperava di accedere al mercato immobiliare della zona.
Un’occasione di rilancio
Le Olimpiadi rappresentano non solo una sfida, ma anche una grande opportunità di trasformazione per la “Regina delle Dolomiti“. Numerosi hotel storici stanno rinascendo grazie agli investimenti di grandi gruppi internazionali, e la viabilità della città sta subendo un importante rinnovamento. Tuttavia, il costo di questi miglioramenti si riflette direttamente sui prezzi immobiliari, alimentando un mercato sempre più elitario.
E dopo i Giochi? Cortina diventerà ancora più esclusiva…
L’eredità olimpica di Cortina rimane una grande incognita. Se i turisti stranieri, attratti dalla bellezza delle Dolomiti, continueranno a rappresentare la maggioranza, gli italiani potrebbero trovare sempre più difficile permettersi una vacanza o una casa in questa località. E con il cambiamento climatico che riduce le nevicate in inverno, il turismo estivo potrebbe diventare il vero punto di forza della Cortina del futuro.
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