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Scontro ai vertici di Fenice Srl: il caso Ferragni diventa guerra societaria

Durante l’assemblea di Fenice Srl, il socio Pasquale Morgese si è opposto all’approvazione del bilancio 2023 e all’aumento di capitale da 6,4 milioni. Calabi replica: «Proteste pretestuose e strumentali». Al centro dello scontro la strategia finanziaria e la gestione della controllata Fenice Retail, con accuse di ingerenze e conflitti d’interesse

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    Chiara Ferragni si ritrova nuovamente al centro di una tempesta, ma questa volta non si tratta di una polemica social, bensì di un vero e proprio scontro societario dentro Fenice Srl, la società da lei controllata. L’assemblea dei soci, tenutasi di recente, ha messo in luce tensioni e dissapori tra l’amministratore unico Claudio Calabi e Pasquale Morgese, socio di minoranza con il 27,5% delle quote detenute attraverso Esuriens Srl e N1 Srl.

    Il pomo della discordia è l’approvazione del bilancio 2023 e l’aumento di capitale da 6,4 milioni di euro, entrambi fortemente osteggiati da Morgese. Dai verbali, visionati da Radiocor, emergono toni accesi e accuse reciproche tra le parti. Claudio Calabi ha difeso la linea della prudenza adottata per garantire la sopravvivenza e la stabilità finanziaria dell’azienda, parlando di bilancio redatto senza alcuna distorsione e con l’obiettivo di traghettare Fenice Srl fino al 2025.

    Tuttavia, Morgese ha risposto alzando i toni e manifestando forti perplessità, soprattutto rispetto alla gestione della controllata Fenice Retail, altra società legata alla galassia Ferragni. Secondo il socio di minoranza, ci sarebbero state sottovalutazioni su alcuni accantonamenti e una strategia aziendale poco chiara.

    Nel verbale, Calabi non ha esitato a rispondere alle accuse, sostenendo che Morgese starebbe portando avanti una “strategia pretestuosa e strumentale”, dettata da interessi che non sarebbero allineati a quelli della società. Inoltre, ha lamentato un atteggiamento troppo invasivo da parte dei soci di minoranza, che avrebbero messo sotto pressione la gestione aziendale con continue richieste e attività di controllo.

    Dietro lo scontro, secondo alcuni osservatori, potrebbe esserci anche la questione delicata della ripatrimonializzazione di Fenice Retail, già alle prese con un momento di difficoltà finanziaria, e un più ampio disallineamento sulle prospettive di crescita e sviluppo della società.

    Per ora l’assemblea si è chiusa senza una tregua apparente. Morgese ha votato contro il bilancio e l’aumento di capitale, confermando l’intenzione di non mollare la presa. Calabi, dal canto suo, ha blindato le sue scelte parlando di «azioni sempre nell’interesse dell’azienda e dei soci», ma lo scontro, ormai pubblico, lascia intendere che la vicenda sia tutt’altro che conclusa.

    Chiara Ferragni, che non compare direttamente nei verbali ma è l’azionista di riferimento della società, osserva la scena da spettatrice (per ora) silenziosa. Ma con uno scontro così aperto tra amministratore e socio di minoranza, il futuro di Fenice Srl appare sempre più teso.

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