Benessere
Il segreto di Gua Sha, un rituale dell’antica medicina cinese
Il Gua Sha è una pratica antica della medicina tradizionale cinese che risale a migliaia di anni fa. È una tecnica di massaggio e raschiamento della pelle utilizzata per migliorare la circolazione sanguigna, alleviare il dolore e ridurre l’infiammazione. Il termine “Gua Sha” deriva da due parole cinesi: “Gua”, che significa strofinare o raschiare, e “Sha”, che si riferisce alla stasi del sangue nella superficie del corpo.
Durante una sessione di Gua Sha, un terapeuta o un individuo utilizza uno strumento appositamente progettato, solitamente realizzato in pietra, giada o quarzo, per eseguire movimenti di raschiamento sulla pelle. Lo strumento viene applicato sulla pelle oliata o idratata, e con movimenti decisi e controllati, viene raschiato lungo i meridiani o le zone del corpo interessate.
I benefici del Gua Sha includono:
- Miglioramento della circolazione sanguigna: Il movimento di raschiamento del Gua Sha aiuta a stimolare la circolazione sanguigna, aumentando il flusso di sangue e linfa nella zona trattata. Questo può contribuire a ridurre il gonfiore, migliorare l’ossigenazione dei tessuti e favorire il recupero muscolare.
- Alleviamento del dolore: Il Gua Sha può aiutare a ridurre il dolore muscolare e articolare, nonché il disagio associato a tensioni muscolari e infiammazioni. I movimenti di raschiamento possono rompere aderenze e tensioni nei tessuti molli, riducendo così la sensazione di dolore.
- Detossificazione della pelle: Il raschiamento della pelle con lo strumento del Gua Sha può aiutare a rimuovere le tossine accumulate nei tessuti e negli strati superficiali della pelle. Questo processo può migliorare l’aspetto della pelle e favorire una maggiore luminosità e chiarezza.
- Rilassamento muscolare: Il Gua Sha può avere un effetto rilassante sui muscoli tesi e contratti, aiutando a promuovere un senso generale di rilassamento e benessere. Questo può essere particolarmente utile per coloro che soffrono di tensioni muscolari croniche o stress fisico.
- Promozione del flusso di energia: Secondo la medicina tradizionale cinese, il Gua Sha aiuta a sbloccare i canali energetici del corpo, noti come meridiani, e a promuovere il flusso armonioso di energia vitale, o “Qi”. Questo può contribuire a riequilibrare il corpo e a migliorare la salute generale.
Il Gua Sha è diventato sempre più popolare nel mondo occidentale come pratica di benessere e bellezza, con molte persone che lo utilizzano come parte della loro routine di cura personale per migliorare la salute della pelle, alleviare il dolore e promuovere il rilassamento.

Ecco una guida passo-passo su come utilizzare il Gua Sha:
Passo 1: Preparazione della pelle Assicurati che la pelle sia pulita e idratata. Puoi applicare un olio viso, una crema idratante o qualsiasi altro prodotto che preferisci per favorire il movimento dello strumento Gua Sha sulla pelle.
Passo 2: Preparazione dello strumento Prendi il tuo strumento, che può essere realizzato in pietra, giada, quarzo o altri materiali simili. Assicurati che sia pulito e che non ci siano schegge o spigoli taglienti che potrebbero irritare la pelle.
Passo 3: Movimenti di raschiamento Inizia con movimenti leggeri e delicati per abituare la pelle allo stimolo. Posiziona lo strumento Gua Sha sulla pelle e, con una leggera pressione, muovilo in direzione ascendente e verso l’esterno lungo la zona da trattare. I movimenti dovrebbero essere fluidi e controllati, evitando di applicare troppa pressione che potrebbe causare dolore o irritazione.
Passo 4: Direzione dei movimenti Segui i meridiani del corpo o le linee di tensione muscolare mentre utilizzi lo strumento. Puoi trovare diagrammi online che mostrano i percorsi dei meridiani per aiutarti a guidare i tuoi movimenti. Assicurati di raschiare solo in direzione ascendente, evitando movimenti in avanti e indietro che potrebbero danneggiare la pelle.
Passo 5: Intensità e pressione Regola la pressione in base alla tua sensibilità e comfort. È normale che la pelle diventi rossa durante il trattamento, ma assicurati di non applicare troppa pressione o di raschiare troppo vigorosamente per evitare irritazioni o lividi.
Passo 6: Zone da trattare Puoi utilizzare il Gua Sha su diverse parti del corpo, tra cui viso, collo, spalle, schiena, braccia e gambe. Assicurati di adattare la tecnica e la pressione in base alla zona trattata e alle esigenze della tua pelle.
Passo 7: Pulizia dello strumento Dopo l’uso, pulisci lo strumento con acqua calda e sapone delicato per rimuovere eventuali residui di olio o prodotto. Asciugalo bene e conservalo in un luogo fresco e asciutto per mantenere la sua integrità e pulizia.
Seguendo questi passaggi e praticando con cura e attenzione, puoi sperimentare i benefici del Gua Sha per la tua pelle e il tuo benessere generale. Ricorda sempre di ascoltare il tuo corpo e di interrompere il trattamento se provi dolore o disagio. Se hai dubbi o preoccupazioni, consulta un professionista.
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Benessere
Quando l’estate diventa un peso: il parental burnout colpisce i genitori in vacanza
Il parental burnout, sindrome di esaurimento legata alla genitorialità, trova terreno fertile d’estate: scuole chiuse, figli a casa, costi dei centri estivi e aspettative irrealistiche accendono un malessere che non va sottovalutato.
L’estate è spesso raccontata come il tempo del riposo e della spensieratezza. Ma dietro l’immagine patinata di spiagge, viaggi e tramonti, per molti genitori la stagione calda coincide con un surplus di responsabilità. La chiusura delle scuole e la sospensione delle attività extrascolastiche trasformano le giornate in un puzzle complesso, dove lavoro e gestione familiare si intrecciano senza sosta. È in questo contesto che il parental burnout – esaurimento fisico ed emotivo legato alla genitorialità – tende a manifestarsi con più forza.
Non si tratta di semplice stanchezza: i sintomi vanno dalla spossatezza cronica all’irritabilità, dal senso di fallimento alla perdita di entusiasmo. Eppure spesso il fenomeno viene sottovalutato, quasi fosse “normale” per un genitore vivere con fatica. La verità è che l’estate, con la promessa di leggerezza che si scontra con la realtà organizzativa, diventa un acceleratore di questo disagio.
Una recente indagine condotta da UnoBravo, piattaforma italiana di supporto psicologico, conferma il quadro. Oltre la metà dei terapeuti segnala un aumento dei casi di stress genitoriale proprio nei mesi estivi. I più esposti sono i lavoratori senza aiuti esterni (62%), i genitori di bambini sotto i 5 anni (40%) e le famiglie con figli con bisogni speciali (30%). Tra le difficoltà più frequenti emergono la ricerca di equilibrio tra lavoro e figli (73%), i costi elevati di babysitter e centri estivi (67%) e la mancanza di una rete di supporto (40%).
Anche la letteratura scientifica internazionale fotografa la stessa tendenza. Uno studio pubblicato nel 2024 su BMC Public Health individua tre fattori chiave del burnout genitoriale: perfezionismo, eccessivo senso di responsabilità e sovraccarico logistico. Caratteristiche che, nei mesi estivi, si amplificano: molti genitori entrano in una modalità di “iper-presenza”. Cercando di organizzare ogni dettaglio delle vacanze, garantire benessere ai figli e mantenere al contempo il passo con le proprie attività.
La pressione non arriva solo dall’esterno, dai social o dai modelli culturali, ma anche dall’interno: il timore di “non fare abbastanza” spinge mamme e papà a vivere l’estate come una performance continua. Non sorprende, quindi, che ricerche dell’Ohio State University College of Nursing abbiano messo in luce come i genitori più inclini al controllo e al perfezionismo siano anche quelli più soggetti a stress, irritabilità e distacco emotivo dai figli.
Le madri risultano particolarmente vulnerabili: su di loro continua a gravare la quota maggiore di gestione domestica e familiare, oltre a un carico di aspettative culturali spesso silenziose. Diversi studi dimostrano che riportano livelli più alti di esaurimento emotivo e, nei casi più gravi, perdita di significato nel ruolo genitoriale.
Come uscirne? Il primo passo è riconoscere il parental burnout come condizione reale, non come debolezza personale. Ridurre le aspettative, accettare giornate imperfette, chiedere aiuto e ritagliarsi spazi di cura individuale sono strategie concrete. L’estate non deve diventare una corsa a ostacoli: lasciare che i figli si annoino, o concedersi una pausa, non significa fallire.
E se il peso sembra insostenibile, rivolgersi a un professionista è fondamentale. Il parental burnout non si risolve da solo, ma può trasformarsi in un’occasione per ridefinire ritmi, ruoli e priorità. Perché a volte, per essere davvero presenti, serve prima di tutto imparare a fermarsi.
Benessere
Il ritorno alla “soft life”: perché abbiamo smesso di compulsare lo smartwatch
Dimenticate il controllo millimetrico di passi e sonno. Oggi il wellness si misura in energia mentale e “social battery”. E la tecnologia deve imparare l’empatia.
Per anni il benessere è stato raccontato come una questione di controllo. Un’equazione matematica fatta di calorie da tracciare, routine da ottimizzare e obiettivi da raggiungere a tutti i costi. Oggi, però, qualcosa si è rotto in questo meccanismo perfetto. L’era dell’iper-performance e del monitoraggio estremo sta lasciando il passo a un bisogno radicalmente diverso: la ricerca della sostenibilità emotiva.
A fotografare questa inversione di tendenza è l’indagine “The Wellbeing Flow”, curata da Ipsos Doxa. I dati parlano chiaro: l’85% degli italiani oggi guida le proprie scelte di benessere assecondando l’umore del momento. Non si rincorre più il record sportivo, ma si cerca un modo per gestire la propria energia mentale senza finire in burnout.
La rivoluzione della “Soft Life” contro il tracking estremo
Il manifesto di questa nuova filosofia sta in un numero: il 61% degli intervistati dichiara di voler mantenere uno stile di vita sano, ma “senza che questo diventi un’ossessione”. L’approccio ultra-performativo basato sul controllo rigido resiste ormai solo in una stretta nicchia (7%).
Al contrario, quasi un italiano su tre (28%) si riconosce nella cosiddetta “soft life”, una tendenza culturale che mette al centro il bisogno di sentirsi più leggeri, presenti a se stessi e, soprattutto, meno sotto pressione. Il focus si sposta dal corpo alla mente. Non è un caso che tra gli indicatori che si desidera monitorare di più spicchino la stabilità emotiva (41%), l’energia fisica reale (39%) e la qualità del recupero (31%).
I nuovi vocaboli del benessere Il cambiamento è prima di tutto linguistico. Oggi non si parla più solo di chilometri percorsi, ma di “social battery” (la carica di energia relazionale), “brain fog” (l’annebbiamento mentale da sovraccarico) e “wellness snacking” (brevi pause di benessere durante la giornata).
Generazioni a confronto: il pragmatismo dei Millennials
La ricerca mette in luce una netta linea di demarcazione culturale nel modo di intendere il benessere tra le diverse fasce d’età.
I Millennials (i nati tra il 1981 e il 1996) vivono il self-care come una forma di equilibrio pragmatico e organizzato. Il 58% di loro cerca una pianificazione flessibile e il 28% desidera il supporto di una tecnologia discreta, capace di guidare senza diventare invasiva. Per questa generazione, la priorità assoluta è la gestione della propria “social battery”: un modo per proteggere la concentrazione, la stabilità mentale e difendere l’equilibrio della vita quotidiana dai sovraccarichi esterni.
Il pendolo emotivo della Gen Z: tra “Bed Rotting” e HIIT
Diametralmente opposto è l’approccio della Gen Z (i nati dopo il 1997), che vive il benessere come un vero e proprio pendolo emotivo. I giovanissimi non cercano la stabilità, ma oscillano costantemente tra due estremi:
- Il “bed rot” (15%): il rifugiarsi a letto per un’intera giornata senza fare nulla, con l’unico scopo di ricaricare le batterie.
- Il workout ad alta intensità (14%): utilizzato non per estetica, ma come valvola di sfogo mentale per scaricare la tensione.
Nessuna contraddizione, spiegano gli analisti, ma un nuovo modo di autoregolare le proprie energie. Proprio per questo, il 37% dei ragazzi della Gen Z chiede alla tecnologia un approccio più empatico, capace di adattarsi ai flussi della giornata anziché imporre tabelle di marcia fisse.
Dai grandi rituali al “Wellness Snacking”
Anche i metodi scelti per ricaricarsi confermano questa spaccatura. I Millennials preferiscono ancora i rituali strutturati e il contatto profondo con la natura (42%), affiancati da discipline di riequilibrio come lo yoga e la respirazione consapevole (20%).
La Gen Z preferisce invece il consumo “mordi e fuggi”: il 34% sceglie il “wellness snacking” (micro-esperienze di benessere da pochi minuti) e il 33% si affida ad attività ludiche e playful, capaci di garantire un sollievo emotivo immediato. Il benessere si trasforma così in una pausa mentale veloce, lontana da qualsiasi rigida disciplina.
Se lo smartwatch impara a leggere le emozioni
Questo switch culturale sta ridefinendo il ruolo dei dispositivi indossabili. Se la prima generazione di wearable era nata per misurare le performance fisiche, oggi il 37% degli utenti chiede strumenti in grado di interpretare lo stress, il recupero e gli stati emotivi.
Il mercato tech si sta adeguando: i nuovi ecosistemi di dispositivi si allontanano dall’ossessione dei numeri per diventare assistenti silenziosi. La priorità diventa l’ascolto dei propri ritmi e la comprensione dell’energia mentale. Anche caratteristiche tecniche come la batteria a lunga durata vengono oggi rilette in questa chiave: non servono più a monitorare performance infinite, ma a garantire una presenza continua e affidabile in una quotidianità fluida e imprevedibile. Perché la vera sfida, oggi, non è superare i propri limiti, ma imparare a rispettarli.
Benessere
Ciotola tibetana, quando il suono diventa terapia
Dalla tradizione orientale alle pratiche di benessere moderne: perché le vibrazioni sonore vengono sempre più usate per ridurre stress e tensioni
Il suono come strumento di cura accompagna l’essere umano da millenni. Tra gli esempi più affascinanti di questa antica tradizione spicca la ciotola tibetana, un oggetto apparentemente semplice che, colpito o sfregato, produce vibrazioni profonde e avvolgenti. Oggi, ciò che un tempo apparteneva esclusivamente ai rituali spirituali dell’Asia himalayana è entrato nei centri benessere. Negli studi di yoga e perfino negli ospedali, dove viene utilizzato come supporto al rilassamento e alla gestione dello stress.
Le origini della ciotola tibetana non sono del tutto documentate, ma si ritiene che sia stata utilizzata per secoli in Nepal, India e Tibet durante pratiche meditative e cerimonie religiose. Tradizionalmente realizzate con una lega di più metalli. Queste ciotole producono suoni ricchi di armonici, capaci di creare una sensazione di immersione sonora che coinvolge corpo e mente.
La sound therapy
Secondo i sostenitori della sound therapy, le vibrazioni emesse dalla ciotola agirebbero sul sistema nervoso favorendo uno stato di calma profonda. Dal punto di vista scientifico, alcuni studi suggeriscono che l’ascolto di suoni a bassa frequenza e ripetitivi può contribuire alla riduzione dei livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, e favorire una risposta di rilassamento simile a quella indotta dalla meditazione o dalla respirazione profonda.
Una ricerca pubblicata sul Journal of Evidence-Based Complementary & Alternative Medicine ha evidenziato come le sessioni con ciotole tibetane possano essere associate a una diminuzione dell’ansia, della tensione e dell’affaticamento mentale in soggetti sani. Pur non sostituendo trattamenti medici o psicologici, il suono viene quindi considerato un valido strumento complementare per migliorare il benessere emotivo.
La cura nelle vibrazioni
Durante una sessione, la persona si sdraia o si siede comodamente mentre l’operatore fa vibrare una o più ciotole, talvolta appoggiate direttamente sul corpo. Le onde sonore si propagano attraverso l’aria e i tessuti, creando una percezione fisica del suono che molti descrivono come profondamente distensiva.
Gli esperti invitano però a mantenere un approccio equilibrato. I benefici percepiti variano da individuo a individuo e dipendono anche dal contesto, dalla predisposizione personale e dalla qualità dell’esperienza. «La ciotola tibetana non è una cura miracolosa – spiegano gli specialisti – ma può favorire il rilassamento, migliorare la consapevolezza corporea e aiutare a ritagliarsi uno spazio di pausa in una vita sempre più frenetica».
In un’epoca dominata dal rumore costante, il successo delle ciotole tibetane racconta forse un bisogno più profondo: ritrovare armonia attraverso il suono, riscoprendo il valore terapeutico del silenzio che vibra.
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