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Curiosità

Per un sito Mattel perse la cappa: un errore di link e il porno è servito!

Un piccolo errore di stampa con una parolina in meno rispetto a quella prevista. Il link sbagliato, però, non rimanda al lancio del film Wicked, adattamento cinematografico del musical con protagoniste Cynthia Erivo e Ariana Grande, ma ad un sito pornografico. È questa la gaffe in cui è incappata, su una confezione di bambole, il colosso dei giocattoli Mattel.

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    In gergo si chiama “refuso”, una svista in certi casi banale ma che, in questo caso, ha generato una figuraccia in piena regola. Con una parolina in meno su una confezione di bambole l’indirizzo cambia e, invece che rimandare al sito dedicato al lancio del film Wicked, con Cynthia Erivo e Ariana Grande, l’utente che lo dovesse digitare viene spedito su un sito pornografico in piena regola.

    Quel “movie” mancante che ha generato il pasticcio

    Il pasticcio del colosso dei giocattoli Mattel è venuto alla luce nello scorso weekend, quando sono iniziate a circolare in rete le immagini della confezione delle bambole Glinda e Elphaba, protagoniste dell’adattamento cinematografico del musical, con un link a wicked.com, invece che alla landing page del film wickedmovie.com. Provate a digiratli entrambi e ve ne renderete conto…

    Mattel china il capo e chiede venia

    Le scuse della Mattel, che ha commercializzato i giocattoli, non sono tardate ad arrivare: «Ci rammarichiamo profondamente per questo spiacevole errore e stiamo prendendo misure immediate per porvi rimedio. Si avvisano i genitori che il sito web stampato in modo errato e non corretto non è appropriato per i bambini. Si consiglia ai consumatori che hanno già il prodotto di gettare la confezione del prodotto o di oscurare il collegamento e di contattare il servizio clienti Mattel per ulteriori informazioni».

    Gli esemplari errati ritirati dal mercato

    Fortuna ha voluto che l’errore di stampa è finito sulle bambole vendute da Target, Kohls e Amazon, partner ufficiali del film che uscirà a fine mese in tutto il mondo, ma non altri negozi. Le bambole non sono più disponibili su Amazon e Target le avrebbe già ritirate dai negozi. Peccato perchè gli esemplari “fallati” potrebbero potenzialmente diventare oggetti di collezione molto ricercati… veri e propri “adult toys”!

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      Casa e fortuna: talismani e simboli per un 2026 pieno di energia positiva, armonia e buon auspicio dentro le nostre abitazioni

      Quadrifogli, coccinelle, ferri di cavallo, piante “fortunelle”, oggetti simbolici e tradizioni di buon auspicio: arredare con significato non è solo una scelta estetica ma un modo per caricare gli spazi di energia positiva e accogliere il 2026 con fiducia.

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        Accogliere il nuovo anno significa anche rinnovare l’energia della casa, il luogo dove si vive, si sogna, si progetta e, sempre più spesso, si lavora. Curare gli ambienti domestici non è soltanto una questione estetica: circondarsi di simboli positivi, amuleti e piccoli richiami alla fortuna è diventato, per molti, un gesto di benessere emotivo, quasi un rituale di rinascita. Nel passaggio verso il 2026 cresce il desiderio di protezione, prosperità e serenità, e gli oggetti simbolici entrano nelle case non solo come decorazione, ma come promesse silenziose.

        Il valore dei simboli del buon auspicio
        Gli amuleti e i talismani attraversano epoche e culture. In molte tradizioni si ritiene che certi simboli contribuiscano a proteggere la casa e favorire equilibrio e prosperità. Inserirli negli ambienti domestici all’inizio dell’anno è un modo per “iniziare bene”, un gesto che unisce speranza e ritualità. Tra i simboli più amati continuano a dominare il quadrifoglio, da sempre legato alla fortuna; la coccinella, associata a protezione e gioia; il ferro di cavallo, appeso sopra la porta come scudo contro la sfortuna; e il bambù della fortuna, caro al Feng Shui perché portatore di prosperità e armonia.

        La casa come rifugio energetico
        Nel 2026 la casa non è solo spazio abitativo ma luogo simbolico. Molti scelgono talismani legati agli elementi naturali: pietre e cristalli associati a energia positiva, campanelli tibetani per “muovere” le vibrazioni dello spazio, sacchettini profumati di lavanda o rosmarino considerati da sempre portafortuna. La disposizione ha un ruolo importante: gli ingressi sono i punti dove spesso si concentra la protezione, mentre soggiorno e cucina diventano i luoghi della convivialità e della prosperità, dove inserire simboli di abbondanza e calore. Anche i colori giocano la loro parte: oro, verde, rosso e tonalità calde vengono scelti per evocare ricchezza, energia e vitalità.

        Tra tradizione e design: la fortuna che arreda
        Questi oggetti non sono più solo superstizione o folklore. Oggi dialogano con il gusto contemporaneo e diventano veri elementi di interior design. Un ferro di cavallo stilizzato può diventare complemento d’arredo, una pianta simbolica può completare uno spazio minimal, una piccola coccinella in ceramica può regalare un dettaglio allegro e discreto. Anche le culture orientali continuano a influenzare il gusto occidentale: gatti Maneki Neko, simboli giapponesi di fortuna, e riferimenti Feng Shui entrano nelle case europee con eleganza e naturalezza, portandosi dietro una filosofia fatta di equilibrio e armonia.

        Accogliere il nuovo anno con talismani e simboli è, in fondo, un modo semplice per raccontare un desiderio collettivo: entrare nel 2026 con fiducia, circondarsi di cose belle e significative, trasformare la casa in un luogo capace di proteggere, ispirare e accompagnare ogni nuovo inizio.

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          La casa dei Kennedy a Georgetown è in vendita: la storica residenza di John e Jackie sul mercato per 7,5 milioni di dollari

          Si chiama Marbury House la residenza di Georgetown dove John Fitzgerald Kennedy e Jacqueline Bouvier vissero prima di trasferirsi alla Casa Bianca. Oggi quella dimora carica di storia è sul mercato con Sotheby’s International Realty al prezzo di 7,5 milioni di dollari: eleganza, memoria e fascino di un’America che non esiste più.

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            Prima che diventasse un simbolo del potere mondiale, prima dell’aura quasi mitologica della Casa Bianca, c’era una casa. Ed era qui, nel cuore raffinato di Georgetown, il quartiere più elegante e storico di Washington. Marbury House è la residenza in cui John F. Kennedy e Jackie vissero una parte fondamentale della loro vita privata, quella in cui la coppia costruiva futuro, ambizioni politiche, vita familiare e immagine pubblica.

            Oggi quella townhouse torna protagonista della cronaca immobiliare perché Sotheby’s International Realty l’ha rimessa ufficialmente in vendita: prezzo richiesto, 7,5 milioni di dollari. Non solo un immobile di lusso, ma un frammento vivo di storia americana.

            Un indirizzo che profuma di storia

            Georgetown non è un quartiere qualsiasi: è il cuore aristocratico della capitale, tra strade di mattoni, facciate curate, giardini nascosti e dimore che raccontano decenni di politica e potere. Qui i Kennedy costruirono parte della loro immagine pubblica, in un contesto che allora rappresentava il centro pulsante della società colta, influente e mondana di Washington.

            Eleganza, fascino e atmosfera d’epoca

            Marbury House conserva il fascino delle grandi dimore storiche americane. Ambienti raffinati, saloni luminosi, finiture pregiate e un’eleganza sobria ma potente. Non una villa pomposa, ma una casa vissuta, pensata per ospitare incontri, conversazioni e momenti privati di una delle coppie più iconiche della storia contemporanea.

            Una casa che è anche un simbolo

            Comprare questa residenza significa acquistare molto più di spazi e metri quadrati. Significa entrare in contatto con un’epoca, con una narrazione, con il mito dei Kennedy. Significa portare in casa la memoria di un tempo in cui politica, glamour e cultura si intrecciavano in modo irripetibile. Non stupisce quindi che il mercato internazionale del lusso abbia subito acceso i riflettori sulla vendita.

            Questa non è semplicemente una casa di pregio: è un luogo che ha visto passare decisioni, emozioni, passaggi storici. Un pezzo di America in mattoni e legno, elegantemente custodito e oggi pronto a scrivere un nuovo capitolo, con un nuovo proprietario… ma senza perdere il suo mito.

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              Babbo Natale, perché è rosso e bianco? La vera storia del vecchio barbuto più famoso del mondo

              Il costume rosso bordato di bianco non è un’invenzione improvvisa né solo una trovata pubblicitaria. Dietro il Babbo Natale moderno c’è una lunga evoluzione culturale che attraversa secoli, Paesi e tradizioni diverse.

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              Babbo Natale, perché è rosso e bianco?
              Babbo Natale, perché è rosso e bianco? La vera storia del vecchio barbuto più famoso del mondo

                Ogni dicembre, puntuale come le luci nelle città, torna l’immagine rassicurante di Babbo Natale: barba candida, pancione, abito rosso acceso e cappello coordinato. Ma da dove arriva davvero questo personaggio? E soprattutto, perché è vestito proprio di rosso e bianco?

                Le origini di Babbo Natale affondano le radici nella figura storica di San Nicola di Myra, vescovo vissuto tra il III e il IV secolo nell’attuale Turchia. San Nicola era noto per la sua generosità verso i poveri e per l’attenzione ai bambini, qualità che nei secoli hanno alimentato racconti e leggende. In molte zone d’Europa, soprattutto nel Nord, la sua figura si è trasformata in Sinterklaas, protagonista delle festività invernali nei Paesi Bassi. Spesso rappresentato con abiti vescovili, lunghi mantelli e colori vivaci.

                Con le migrazioni europee verso il Nuovo Mondo, queste tradizioni arrivano anche negli Stati Uniti. È qui che, tra Ottocento e primo Novecento, Babbo Natale inizia ad assumere un aspetto più laico e fiabesco. Un ruolo fondamentale lo ebbero le illustrazioni del disegnatore Thomas Nast. Che a partire dagli anni Sessanta dell’Ottocento lo raffigurò come un uomo anziano, robusto e sorridente, già vestito con abiti invernali e colori caldi, spesso vicini al rosso.

                Il passaggio decisivo avviene però nel Novecento, quando l’immagine di Babbo Natale viene fissata nell’immaginario collettivo grazie ai mass media. A partire dagli anni Trenta, l’illustratore Haddon Sundblom realizza una serie di campagne pubblicitarie per la Coca-Cola che mostrano un Babbo Natale bonario. Umano e familiare, con il celebre completo rosso bordato di bianco. È importante chiarirlo: l’azienda non ha “inventato” Babbo Natale, ma ha contribuito in modo determinante a rendere universale e standardizzata la sua iconografia.

                Il rosso, oltre a essere già presente in raffigurazioni precedenti, richiama simbolicamente il calore, l’energia e la festa; il bianco evoca la neve, l’inverno e la purezza. Una combinazione cromatica perfetta per un personaggio legato al Natale, capace di superare confini religiosi e culturali.

                Oggi Babbo Natale è una figura globale, riconoscibile ovunque, frutto di un lungo processo di trasformazione che mescola fede, folklore, arte e comunicazione. Dietro quel costume apparentemente semplice si nasconde una storia complessa, fatta di secoli di narrazioni che continuano, anno dopo anno, a rinnovare la magia del Natale.

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