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Cenone di Capodanno, quanto spenderanno gli italiani a tavola: budget più alto al Sud tra tradizione e bollicine

L’indagine di Altroconsumo fotografa un’Italia pronta a celebrare il nuovo anno tra tradizione e aumenti contenuti, con spumanti e salmone in cima alla lista delle spese. Ecco i consigli per risparmiare senza rinunciare al gusto.

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    Il conto alla rovescia per il cenone di Capodanno 2025 è ufficialmente iniziato. Per gli italiani, questo appuntamento non è solo un momento conviviale, ma anche una celebrazione che mescola tradizione, buon cibo e auspici per l’anno che verrà. E mai come quest’anno, la tavola sarà un vero specchio delle differenze regionali, con un budget medio per famiglia che sale rispetto al 2024 e un Sud Italia pronto a fare scintille.

    Cenone 2025: quanto spenderanno gli italiani?

    Secondo le stime, il cenone costerà in media 72 euro a persona, con una spesa complessiva che supererà i 3 miliardi di euro. Rispetto al 2024, il budget è leggermente aumentato, trainato principalmente dalle regioni del Sud, dove piatti ricchi e ingredienti pregiati rendono il cenone ancora più sontuoso. Nonostante il contesto economico difficile, il 24% degli italiani ha dichiarato che spenderà di più rispetto all’anno scorso, arrivando persino a ricorrere a piccoli prestiti per mantenere viva la tradizione.

    Prezzi: tra stabilità e differenze

    Un’indagine di Altroconsumo su 12 catene di supermercati e discount a Milano e Roma mostra che i prezzi di molte categorie alimentari sono rimasti stabili rispetto al 2024, con poche eccezioni. Pandori e panettoni hanno registrato un rincaro medio di circa un euro al chilo, mentre il prezzo dello spumante e dello champagne è salito in modo più significativo: una bottiglia di Moët & Chandon, ad esempio, costa in media 10 euro in più rispetto allo scorso anno.

    Curiosa anche l’ampia forbice di prezzi all’interno della stessa categoria. Le lenticchie secche, simbolo di prosperità, possono costare tra i 2,18 e i 19,80 euro al chilo. Il cotechino intero, altra star della tavola di Capodanno, ha un prezzo medio di 11,30 euro al chilo, ma la versione già affettata arriva a 18,28 euro. Per il salmone affumicato, il norvegese si attesta sui 53 euro al chilo, mentre lo scozzese raggiunge i 57 euro.

    Come risparmiare senza rinunciare al gusto

    Organizzare un cenone degno di questo nome senza svuotare il portafoglio è possibile, seguendo alcuni semplici accorgimenti:

    • Cotechino intero: Preferire la versione intera a quella già affettata permette di risparmiare fino al 50%. La parte che avanza può essere congelata e riutilizzata.
    • Lenticchie secche: Sono più convenienti di quelle in barattolo. Cento grammi di lenticchie secche, una volta cotte, rendono più del doppio rispetto a quelle già pronte.
    • Salmone affumicato: Controlla sempre il prezzo al chilo. La variabilità è alta e scegliere il prodotto giusto può fare la differenza.
    • Frutta intera: Un ananas intera costa mediamente 2,18 euro al chilo, contro i 13,19 euro della versione già pulita e confezionata.

    Cotechino, lenticchie e bollicine: un cenone nel segno della tradizione

    Nonostante i rincari, sulle tavole degli italiani non mancheranno i grandi classici. Le lenticchie, simbolo di ricchezza e fortuna, saranno protagoniste insieme a cotechino e zampone, piatti che rappresentano abbondanza e buon auspicio. Anche i dolci natalizi come panettoni e pandori continueranno a farla da padrone, insieme allo spumante per il tradizionale brindisi di mezzanotte.

    L’Italia, insomma, non rinuncia alla sua tradizione gastronomica nemmeno nei momenti più difficili, dimostrando ancora una volta come il cibo sia un elemento centrale della nostra identità e cultura.

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      Buy Now Pay Later e portafogli smart: il futuro dei pagamenti digitali è già qui

      Il BNPL e i portafogli smart stanno ridefinendo il modo in cui interagiamo con il denaro, offrendo soluzioni innovative e sicure.

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        Il panorama dei pagamenti digitali sta vivendo una trasformazione radicale, con il metodo Buy Now Pay Later (BNPL) e i portafogli smart destinati a dominare il mercato entro il 2030. Secondo il report The State of Shopping 2025, questi sistemi rappresenteranno l’82% delle transazioni globali, superando definitivamente le tradizionali carte di credito e debito.

        Cos’è il Buy Now Pay Later?

        Il BNPL consente ai consumatori di suddividere il costo di un acquisto in rate senza interessi. Questo modello offre flessibilità finanziaria e trasparenza, rendendolo particolarmente popolare tra Millennials e Generazione Z. Le piattaforme BNPL, come Scalapay, Klarna e Afterpay, anticipano l’importo al fornitore, mentre il consumatore rimborsa in rate mensili.

        Portafogli smart: innovazione e sicurezza

        I portafogli smart sono dispositivi digitali che permettono di archiviare e gestire informazioni di pagamento, carte fedeltà e coupon. Le tecnologie avanzate includono il GPS Tracking che serve per localizzare il portafoglio tramite app. La protezione RFID, utile per prevenire scansioni non autorizzate delle carte. E naturalmente le notifiche sullo smartphone che avvisa l’utente in caso di smarrimento. E i vantaggi? Diversi. Questi sistemi offrono numerosi vantaggi. Dalla maggiore accessibilità per rendere i pagamenti più fluidi e convenienti, alla sicurezza per proteggere i dati personali e finanziari. L’integrazione di intelligenza artificiale e blockchain sta rivoluzionando quindi il settore dei pagamenti digitali. Ad esempio, la tecnologia di Account Abstraction trasforma i portafogli tradizionali in smart wallets, migliorando funzionalità e sicurezza. Inoltre, l’adozione di standard come ERC 7702 sta accelerando l’evoluzione dei portafogli digitali. Il futuro è qui, non possiamo contrastarlo…

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          Quel pasticciaccio brutto…degli autovelox. Normativa e criticità

          La questione degli autovelox e delle apparecchiature di rilevazione automatica della velocità evidenzia la necessità di una regolamentazione chiara e trasparente. Garantire la sicurezza stradale è fondamentale, ma deve essere accompagnato dal rispetto delle norme e dalla tutela dei diritti dei cittadini.

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            Il Ministero dei Trasporti ha sospeso il decreto-sanatoria sugli autovelox installati dopo il 2017, sollevando questioni legate alla loro omologazione e autorizzazione. La normativa vigente prevede che tali apparecchiature siano autorizzate dalla Prefettura e omologate dal Ministero dei Trasporti. Ma il percorso di omologazione non è mai stato chiaramente definito. Questo ha generato un vuoto normativo che ha portato a contenziosi e dubbi sulla legittimità delle multe elevate da apparecchiature non conformi.

            Tutor 3.0 e altre apparecchiature sotto accusa

            Il Tutor 3.0, evoluzione del sistema di rilevazione della velocità media, è stato introdotto per migliorare la sicurezza stradale. Tuttavia, anche questa tecnologia non risulta omologata, sollevando interrogativi sulla sua validità legale. Il sistema è dotato di telecamere a infrarossi e algoritmi avanzati. E’ in grado di rilevare infrazioni come il superamento dei limiti di velocità, la circolazione contromano e il mancato rispetto delle corsie. Nonostante le sue potenzialità, la mancanza di omologazione mette in discussione la sua efficacia giuridica.

            Problemi di taratura e omologazione

            La normativa richiede che le apparecchiature siano tarate annualmente per garantire la precisione delle rilevazioni. Tuttavia, la taratura di dispositivi non omologati risulta problematica, soprattutto per apparecchi installati su strutture elevate, come i Tutor. La procedura di smontaggio e rimontaggio per la taratura potrebbe influire negativamente sul funzionamento degli strumenti, compromettendo la loro affidabilità.

            E quindi che fare?

            Le associazioni dei consumatori, come Globoconsumatori e Assoutenti, hanno sollevato preoccupazioni sulla gestione degli autovelox e dei Tutor, evidenziando il rischio di multe illegittime e contenziosi legali. Si propone l’apertura di un tavolo di confronto tra ministero, comuni e associazioni per chiarire le regole e introdurre forme di conciliazione tra cittadini e amministrazioni.

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              Il Papa è morto, i rettiliani ci spiano e la Terra è piatta (ma solo il lunedì)

              Dalla “morte” di Papa Francesco annunciata (a sproposito) da Fabrizio Corona ai grandi classici come scie chimiche, terrapiattismo e governi segreti: viaggio nel lato più strampalato dell’umanità. Dove non serve pensare, basta credere

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                Il 2025 è appena cominciato e siamo già certi di una cosa: il premio per la miglior sceneggiatura non originale lo vince, ancora una volta, il complottismo. In testa alla classifica, l’ultima geniale intuizione firmata Fabrizio Corona, che qualche settimana fa ha annunciato urbi et orbi – con la solennità tipica del grande giornalismo investigativo – che Papa Francesco era morto. Morto sul serio, proprio lui. Peccato che il Pontefice nel frattempo fosse vivo e vegeto, impegnato a distribuire benedizioni e a smontare fake news con la sola forza del suo sorriso (e della sua cartella clinica).

                Eppure, il danno è fatto. Come ogni teoria del complotto che si rispetti, anche quella sul Papa morto ha trovato il suo pubblico, i suoi share e – perché no – pure i suoi like. Perché oggi la realtà è sopravvalutata. Troppo piatta, troppo spiegabile. Molto meglio una buona dose di delirio condita da video mossi, titoli in caps lock e dichiarazioni tipo: “Fonti certe ma riservate confermano…”

                Ma non fermiamoci al Vaticano. Sappiate che non siete voi a comandare la vostra vita. No, tranquilli: secondo i teorici del Nuovo Ordine Mondiale, esiste una congrega di 300 persone – nessuno sa esattamente chi siano, ma si chiamano “i 300” e fa molto film epico – che tirano le fila del pianeta come burattinai dell’apocalisse. Sì, anche se avete perso il tram o bruciato il sugo, è colpa loro. Hanno le chiavi del sistema bancario, della politica globale e forse anche del telecomando che non trovate mai.

                E già che siamo in tema di geometrie discutibili, la Terra è piatta, ma non ditelo alla Nasa. Loro – secondo i flat earthers – ci ingannano da decenni con immagini finte, Photoshop spaziale e astronauti attori (Tom Hanks, ci sei?). La verità è che viviamo su un enorme disco sorvegliato da un muro di ghiaccio, tipo Game of Thrones, solo senza draghi. Ah, e la gravità è un’invenzione. Cadi perché… boh, perché sì.

                Non dimentichiamo le scie chimiche, quelle strisce bianche lasciate dagli aerei che – secondo alcuni – non sono condensa, ma pozioni segrete spruzzate nei cieli per controllare il meteo, le emozioni, l’intelligenza e probabilmente anche la quantità di sonno. C’è chi giura che dopo un sorvolo di scie chimiche ha dimenticato dove aveva parcheggiato. Spoiler: era semplicemente distratto.

                E poi loro, gli immortali, instancabili, inossidabili… rettiliani. Rettili mutaforma travestiti da esseri umani, infiltrati ai vertici del potere. Hanno nomi noti – c’è chi include Barack Obama, Angela Merkel, e naturalmente la Regina Elisabetta (pace all’anima sua e alle sue squame). L’obiettivo? Controllare l’umanità e nutrirsi della nostra paura. Il tutto mentre partecipano a talk show e stringono mani sudate. Non deve essere facile, ma l’agenda aliena è fitta.

                Ci sarebbe da ridere, se non fosse che in tutto questo circo c’è chi ci crede davvero. Gente che rifiuta i vaccini, spegne il cervello e accende TikTok, pronta a seguire il primo santone digitale che urla “svegliatevi!”. Ma svegliarsi da cosa, di preciso? Dalla noiosa realtà, dove non esistono elisir di verità assolute, ma solo la fatica di pensare con la propria testa?

                In fondo, il complottismo è il fantasy dei pigri, la religione laica di chi non si fida più di nulla ma crede a tutto. E se davvero il Papa fosse un ologramma, la Terra un frisbee e Mattarella un rettiliano? No dai, lui no. O forse sì?

                Occhio al cielo, potrebbe cadere una scia chimica. O un neurone.

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