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Cinema

Jenna Ortega: un successo da vertigine… ma per i fratelli deve sempre lavare i piatti

Dal successo adolescenziale nella serie Disney “Harley in mezzo” all’iconico personaggio di Mercoledì, in grado di riscrivere l’immagine della Famiglia Addams. Ora Jenna si sente pronta alla definitiva consacrazione e ricorda i tempi degli esordi.

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    Giovane ma già così maledettamente famosa. Una celebrità per la quale deve ringraziare il personaggio di Mercoledì nell’omonima serie targata Netflix e diretta da Tim Burton, un vero e proprio fenomeno di massa mondiale. Applauditisima in Beetlejuice Beetlejuice, il lungometraggio diretto sempre da Burton che ha aperto l’ultima Mostra del Cinema di Venezia.

    Ha recentemente chiuso il suo account X

    Un successo sconfinato ottenuto nel corso degli ultimi due anni, la Ortega è attualmente uno dei personaggi più in vista del panorama internazionale. E se questo, da un lato ha aumentato il suo peso specifico a Hollywood e l’ha portata ad avere numerosi fan, dall’altra l’ha trasformata in un facile bersaglio per gli haters che ora, grazie all’AI, possono aggiungere nuove modalità di attacco nel loro arsenale di stupidità. L’attrice, infatti, è stata costretta a chiudere l’account X a causa di una serie di foto pedopornografiche generate con la tecnologia deepfake dell’intelligenza artificiale. Una modalità che consiste nel mettere il volto di una persona su altre immagini o altre video che, con quella persona, non hanno niente a che fare. In queste vergognose immagini generate artificialmente l’attrice viene raffigurata nella sua versione adolescente in pose intime.

    Il limite dei social

    Al New York Times, parlando proprio di questo brutto episodio ha detto: “Odio l’IA. Voglio dire: l’intelligenza artificiale può essere usata per cose grandiose. Credo di aver letto da qualche parte che l’intelligenza artificiale può individuare un cancro al seno quattro anni prima che progredisca. È grandioso. Continuiamo così. Mi è piaciuto aver creato un account Twitter a quattordici anni perché dovevo e vedere delle contenuto sporco ed editato su di me bambina? No. È terrificante. È marcio. È sbagliato e disgustoso e mi ha fatto stare male. Mi ha fatto sentire a disagio. Ed è per questo che ho cancellato Twitter, perché non riuscivo più a dire nulla senza trovarmi con qualcosa di questo genere. Non ne avevo bisogno.”

    Sempre sul set

    Al momento, afferma di non nascondere nulla di particolarmente glamour. Passa gran parte del suo tempo a viaggiare da un set all’altro. «Vivo praticamente lavorando, è molto raro che veda il sole». Ultimamente sta lentamente iniziando ad accettare il fatto che la sua vita è cambiata per sempre e che probabilmente cambierà ancora: «È talmente tanta la pressione che si respira in questo lavoro che è quasi comico ed è bello, e terribile».

    Il rapporto con il personaggio di Mercoledì

    «Gran parte dell’ultimo anno e mezzo l’ho sentito molto distante da me, molto dissociativa, aliena ed extra-corporea. Chi avrebbe mai immaginato che un personaggio tanto dark, contorto e sarcastico come Mercoledì potesse suscitare una tale gioia?». Aggiungendo: «Non ho mai avuto una stanza tutta per me da piccola», mi dice. «E ora posso viaggiare per il mondo».

    Non voglio parlare d’amore

    Alla Mostra del Cinema di Venezia 2024, ha spiccato definitivamente il volo, anche divertita dalla cosa. Su una cosa però si mostra intransigente: «Non parlo della mia vita amorosa perché è mia. Quando sai troppo della vita privata di qualcuno, poi guardi i film e vedi solo quello»

    Il nuovo film

    Beetlejuice Beetlejuice rappresenta il sequel della farsesca e grottesca commedia horror di Burton uscita nel 1988. Il film arriva nelle sale – in Italia il 5 settembre – e riporta in vita Michael Keaton insieme ai membri del vecchio cast, Winona Ryder e Catherine O’Hara, oltre a una terrificante Monica Bellucci (con la quale il regista vive attualmente una relazione) in versione vampiresca.

    Il giudizio del visionario Burton

    Il regista non ha dubbi: «Lei è una delle persone con cui preferisco lavorare, diversa da chiunque altro». Anche se si rende conto pure lui che il personaggio di Mercoledì ha arrecato non poche sofferenze alla ragazza Ortega, che ha iniziato a girare la prima stagione nel 2021 a 18 anni, più o meno l’età in cui i suoi coetanei andavano al college. La serie, che ha debuttato nel 2022, è diventata improvvisamente oggetto di culto, riformulando il franchising della Famiglia Addams proprio intorno al personaggio dell’afflitta figlia adolescente. Frantumando i record di Netflix e facebdole guadagnare il titolo di serie in lingua inglese più vista di sempre.

    Una bambina che cercava una via d’uscita

    Quarta di sei figli, la madre infermiera di pronto soccorso e il padre ex sceriffo che lavora presso l’ufficio del procuratore distrettuale della California, è cresciuta in una comunità del deserto insieme ad altre famiglie messicane. Fin da piccola desiderava di più: «Sono grata a quella bambina di sei anni che voleva diventare presidente o astronauta… perché ora mi rendo conto che ero sempre alla ricerca di una via d’uscita».

    La reazione indifferente dei fratelli

    Avendo cominciato a lavorare molto presto nella serie Disney Harley in mezzo (2016-2018) la madre l’ha sempre seguita, dovendo trascurare gli altri figli. Di quel periodo Jenna ricorda: «Quando tornavo a casa mi dicevano: “Jenna, prima di partire non hai lavato i piatti, quindi adesso devi lavarli tutta la settimana”». I suoi fratelli rimangono «del tutto indifferenti, a loro non potrebbe importare di meno, lo trovo molto dolce».

    Foto prese dalla rete

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      Cinema

      Anche l’uscita del film Biancaneve diventa una battaglia ideologica? Non se ne può più

      Negli USA il film divide l’opinione pubblica tra critiche dei Repubblicani e difese progressiste, mentre in Europa conquista il pubblico con la sua modernità.

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        La nuova versione di Biancaneve, con protagonista Rachel Zegler, ha scatenato un acceso dibattito negli Stati Uniti, trasformandosi in un simbolo di una battaglia culturale. Da un lato, i suoi sostenitori vedono nella reinterpretazione un’opportunità per aggiornare una fiaba senza tempo. Cercando di renderla più inclusiva e adatta ai valori della società moderna. Dall’altro, i critici, in particolare i Repubblicani, considerano il film un esempio di come Hollywood stia «riscrivendo» la storia per promuovere un’agenda progressista.

        Che fine hanno fatto i sette nani? Biancaneve stroncato dalla critica americana

        Negli Stati Uniti, il film è stato stroncato da una parte della critica e da alcuni settori politici che lo accusano di aver tradito l’essenza originale della fiaba. Le modifiche apportate alla trama e ai personaggi, come l’assenza dei classici sette nani e l’introduzione di tematiche più contemporanee, sono state percepite come un tentativo di politicizzare una storia tradizionale. Per i Repubblicani, questa scelta rappresenta un ulteriore esempio di come la cultura pop sia diventata un terreno di scontro ideologico, dove le tradizioni vengono messe da parte per favorire un messaggio progressista.

        La Zagler ce la mette tutta ma non basta…

        Rachel Zegler, protagonista del film, ha affrontato le critiche con determinazione, dichiarando che il suo obiettivo è quello di raccontare una storia che possa risuonare con il pubblico moderno. In un’intervista, ha sottolineato l’importanza di accogliere le diverse reazioni come segno di passione per il film, ribadendo il suo impegno nel dare il meglio di sé.

        In Europa, invece, Biancaneve sta riscuotendo un successo maggiore

        Nel vecchio continente invece il pubblico sembra apprezzare l’approccio innovativo e la volontà di adattare una fiaba classica ai tempi moderni. La reinterpretazione è vista come un modo per celebrare la diversità e promuovere valori universali, senza che ciò venga percepito come una minaccia alle tradizioni. Il contrasto tra le reazioni negli Stati Uniti e in Europa evidenzia una profonda differenza culturale. Negli USA, il dibattito intorno a Biancaneve riflette una società polarizzata, dove persino un film può diventare un campo di battaglia ideologico. In Europa, invece, l’attenzione sembra essere maggiormente rivolta alla qualità artistica e al messaggio positivo del film.

        Innovatori vs tradizionalisti: è scontro su tutti i fronti

        Ma quindi qual è il ruolo della cultura popolare nel promuovere cambiamenti sociali e sull’equilibrio tra innovazione e rispetto delle tradizioni? Anche Biancaneve, più che un semplice film, è diventata un simbolo di queste tensioni. Dimostra come una fiaba può trasformarsi in un riflesso delle divisioni e delle aspirazioni di una società.

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          Cinema

          Depardieu a giudizio, l’attore alla sbarra per molestie: “Processo farsa, accuse infondate”

          Il protagonista di “Cyrano” accusato da due donne di palpeggiamenti e frasi oscene: “La giustizia ha calpestato i miei diritti”. Tensione alle stelle in aula tra i legali mentre si attende la testimonianza di Fanny Ardant. Rischia fino a cinque anni di carcere.

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            Gérard Depardieu non è solo uno dei simboli del cinema francese, ma anche – e sempre più – uno dei suoi scandali più clamorosi. A 76 anni, con una carriera leggendaria alle spalle e un passato che gli ha fatto indossare il mantello di Cyrano e di Danton, Depardieu si ritrova oggi sul banco degli imputati della sala 213 del tribunale di Parigi. Il gigante del cinema deve rispondere di gravi accuse: aggressione sessuale nei confronti di due donne, una decoratrice e un’assistente alla regia, che hanno lavorato sul set di «Les Volets Verts», film girato nel 2021.

            A rendere ancora più grottesco il quadro, il contrasto tra le condizioni fisiche dell’attore – cardiopatico, diabetico, un po’ barcollante ma sempre capace di lanciare baci al pubblico e sorrisi ai fan – e la durezza di una sala dove si respira un clima teso, quasi da battaglia. Davanti a lui una folla di testimoni, tra accusa e difesa: costumisti, tecnici luci, assistenti di scena, ma anche la sua storica amica Fanny Ardant, che martedì salirà sul banco per difenderlo.

            Le accuse sono pesanti. Secondo Amélie e Sarah – le due donne che hanno trovato il coraggio di portarlo in tribunale – Depardieu avrebbe proferito frasi sessualmente esplicite e avrebbe palpeggiato le vittime in più occasioni, durante le riprese. Il tutto avvenuto in un clima che, a detta loro, era ormai intollerabile.

            Lui respinge tutto, con quella teatralità che solo un mostro sacro del cinema sa mettere anche fuori scena. Al giudice che gli ricorda che può restare in silenzio, Depardieu replica di voler parlare e annuncia una dichiarazione. Poi lascia spazio al suo avvocato, Jérémy Assous, che entra subito a gamba tesa: “Questo processo è una violazione del principio di contraddittorio, nessuno ha ascoltato i 19 testimoni a discarico che confermano che non è accaduto nulla”. E lancia l’accusa più grave: “Il pubblico ministero ha deciso l’imputazione sulla base di una sola parola, senza prove concrete”.

            Nel frattempo, fuori dall’aula, monta la protesta: una cinquantina di militanti femministe manifesta contro Depardieu, gridando slogan e mostrando cartelli che invocano giustizia per le vittime. Ma nell’aula, il tono cambia e si fa ancora più caustico. Il legale dell’attore attacca duramente anche i media, citando il caso della trasmissione “Complément d’enquête” che – secondo lui – avrebbe manipolato i filmati diffondendo un passaggio su presunti commenti sessuali di Depardieu nei confronti di una bambina durante un viaggio in Corea del Nord. “Quella scena è stata montata ad arte. Non parlava della bambina, ma di tutt’altro”, sostiene Assous, che definisce il trattamento mediatico ricevuto dall’attore “una fucilazione pubblica”.

            Nessuna conferenza stampa, nessuna dichiarazione plateale da parte di Depardieu. Solo qualche battuta ai disegnatori che stanno immortalando l’udienza per la stampa e uno sguardo di complicità a Fanny Ardant, che lascia l’aula sorridendogli.

            Il regista Jean Becker, che avrebbe potuto chiarire il clima sul set, non si è presentato in aula. Un’assenza pesante, che alimenta l’idea di un processo ancora più controverso.

            Depardieu rischia fino a cinque anni di carcere e una multa di 75mila euro. Ma il verdetto sarà ben più ampio di quello scritto sulla sentenza: in ballo c’è il suo mito e l’ennesimo capitolo del #MeToo francese che, come sempre, divide l’opinione pubblica tra giustizialisti e garantisti. La battaglia è appena iniziata.

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              Cinema

              Clooney sferza Trump e difende la libertà di stampa: “Stati Uniti a rischio”. Ma The Donald lo deride: “Star di serie B e politologo fallito”

              In vista del debutto a Broadway con “Good night and good luck”, George Clooney denuncia il clima di intimidazione verso i media. Trump lo attacca e riapre la faida personale.

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                George Clooney non ci sta. Di fronte a un’America che sembra ripiegarsi su se stessa e sulla propria storia meno gloriosa, l’attore Premio Oscar accende i riflettori su una battaglia che ha a cuore da sempre: quella per la libertà d’informazione. Lo fa nell’intervista rilasciata a Sixty Minutes, trasmissione della Cbs, a pochi giorni dal debutto a Broadway della trasposizione teatrale di Good night and good luck, il film che nel 2005 diresse e interpretò ispirandosi alla figura di Edward Murrow, il giornalista che sfidò il maccartismo negli anni Cinquanta.

                Clooney parla di una stampa sotto assedio, tra censure e conflitti d’interesse, evocando l’ombra lunga di una nuova “caccia alle streghe”. E i nomi che cita non sono di repertorio: Los Angeles Times e Washington Post, secondo l’attore, si sarebbero piegati alle pressioni dei loro editori, rinunciando a schierarsi nelle elezioni presidenziali, in un momento storico che Clooney definisce “uno scontro epocale tra potere politico e libertà di stampa”.

                Non tarda ad arrivare la bordata di Donald Trump, che via social liquida l’attore come “una star di serie B e un politologo fallito”, aggiungendo che “nessuno ascolta più George”. Ma Clooney incassa e rilancia: nell’intervista, infatti, non si limita a denunciare la crisi della stampa libera, ma ricorda anche come il ritiro di Joe Biden dalla corsa per la Casa Bianca sia coinciso con il suo intervento pubblico, un editoriale sul New York Times che scosse l’opinione pubblica e il Partito Democratico.

                Il parallelismo con il suo spettacolo è evidente: Murrow, giornalista simbolo della lotta contro il senatore McCarthy, mise a nudo in tv le contraddizioni e gli abusi del potere repubblicano in un’America che viveva l’incubo rosso. Oggi, Clooney vede la stessa tensione nei tribunali e nei corridoi della politica, dove anche colossi come Abc e Cbs si ritrovano nel mirino di cause milionarie per diffamazione, proprio come accaduto di recente a seguito di azioni legali portate avanti dallo stesso Trump.

                Sullo sfondo, resta l’immagine di Clooney che con la moglie Amal Alamuddin, avvocato esperta di diritti umani, si schiera apertamente in difesa della libertà d’espressione, mentre The Donald si affanna a derubricare tutto a una faccenda di invidie hollywoodiane. E mentre la polemica infuria, Broadway si prepara a diventare la nuova arena di una battaglia culturale che sembra lontana dall’esaurirsi.

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