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Personaggi e interviste

Francesca Lagoteta: “Il mio giornalismo? Sociale, empatico e mai scontato. Racconto la Calabria che merita di essere vissuta”

Il sito www.telegiornaliste.com fa il ritratto della conduttrice di punta del network LaC: tra cronaca, impegno civile e passione per il bello. “Dormire è una perdita di tempo: ho troppo da vivere”

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    Giornalista affermata, conduttrice brillante, voce riconoscibile del network LaC, Francesca Lagoteta è stata intervistata dal sito www.telegiornaliste.com. Un botta risposta originale e interessante per chi è oggi uno dei volti più apprezzati del panorama mediatico calabrese e non solo. Alla guida di numerosi format del nostro network, con antenne ben piazzate anche a Roma e Milano, Francesca è la dimostrazione concreta di come si possa fare informazione radicata sul territorio, ma con respiro nazionale.

    La sua giornata comincia all’alba. «Mi sveglio molto presto, credo che dormire sia una gran perdita di tempo: le ore sono poche e c’è sempre tanto da fare», racconta. Ma attenzione, non è una macchina da lavoro: è una donna che si alimenta di passioni. «Non amo dedicare tutto il tempo al mio lavoro, voglio leggere, studiare, fare musica e fare sport. Abbandonare le mie passioni sarebbe una sconfitta, e allora faccio di tutto per riuscire a conciliare ogni cosa. Per gli altri la mia vita appare a volte “stressante”, ma per me non lo è: amo tutto ciò che faccio e, dunque, non mi pesa mai nulla».

    Lavorare in un contesto territoriale non la limita affatto, anzi. «Non lo definirei “locale”, il nostro network è senz’altro radicato in Calabria (una regione che io amo visceralmente), ma abbiamo sedi anche a Roma e Milano e da diversi anni ormai LaC ha un respiro nazionale. Non è una realtà che sento stretta, anzi. Mi offre quotidianamente la possibilità di viaggiare e di crescere in questo settore, con tanti stimoli importanti dal punto di vista culturale e sociale».

    Il cuore, però, resta legato alla sua terra. Una Calabria che rifiuta di raccontare attraverso gli stereotipi. «In genere sono due le narrazioni che si fanno della Calabria: una è quella che l’associa inevitabilmente alla ‘ndrangheta, quindi tutti malavitosi, e l’altra (più retorica) che la dipinge come una terra dal passato illustre e quindi ingiustamente maltrattata. O reietta o maledetta. A me piace raccontare il bello che c’è (ed è tanto). Bisogna smetterla di cadere nei soliti cliché piangendosi addosso. In tal senso, LaC sta lavorando molto negli ultimi tempi per riscrivere una nuova narrazione della nostra regione straordinaria».

    Non a caso, Francesca è stata tra le inviate a Wine Paris, prestigioso evento internazionale dedicato all’enologia, dove i vini calabresi hanno raccolto consensi. «Finalmente la Calabria sta avendo gli spazi che merita anche all’estero. Vetrine importanti mostrano le ricchezze dei nostri territori e le tante eccellenze enogastronomiche. Una terra senz’altro pronta a competere nei mercati globali».

    Accanto all’impegno culturale e promozionale, c’è un’anima profonda e civile che attraversa il suo modo di fare informazione. Temi come il cyberbullismo, la marginalità e le fragilità sociali sono centrali nel suo lavoro. «Il giornalismo sociale è quello che maggiormente mi appassiona. Un giornalismo attento ai margini, che educa e mobilita; che si fa carico delle richieste e dei bisogni dei cittadini imponendoli nell’agenda politica delle istituzioni. Sono una persona molto empatica e credo sia doveroso condividere la propria fortuna, mettere il proprio lavoro al servizio degli altri».

    E sul fronte più personale, quando si tratta di affetti, Francesca è netta: non esistono scuse, né alibi. «Certo che si può conciliare vita professionale e affetti! Chi dice il contrario, bluffa o cerca un alibi per non farlo. Gli impegni frenetici fanno sì che ci si riesca a ritagliare solamente pochissimi spazi, ma io credo nell’intensità del momento, e non nella durata. Bisogna senz’altro organizzarsi bene ma si può fare. Io lo faccio. Credo nell’importanza del sapersi fermare».

    In un mondo spesso troppo veloce per accorgersi delle sfumature, Francesca Lagoteta continua a raccontare storie che contano, con rigore e passione, scegliendo sempre la strada meno battuta. Perché il buon giornalismo, in fondo, è come un bel vino: nasce dalla terra, ma guarda lontano.

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      Emanuela Folliero, il legame eterno con il padre e l’amore incondizionato per la madre

      Tra ricordi commoventi e gesti d’amore, Emanuela Folliero parla della presenza del padre nella sua vita e del profondo legame con la madre, una vera guida nei momenti difficili.

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        Emanuela Folliero, volto storico di Rete 4, ha condiviso con il pubblico di Verissimo momenti molto intimi della sua vita, legati soprattutto alla perdita del padre Luigi. Un dolore che l’ha segnata profondamente, ma che ha saputo trasformare in un’occasione per mantenere vivo il suo ricordo, soprattutto per il figlio Andrea, nato nel 2008 dalla relazione con l’ex marito Enrico Mellano.

        «Mio padre è morto prima del mio matrimonio con Giuseppe (Oricci, ndr). Non ha potuto accompagnarmi all’altare», racconta la conduttrice. «Ma ci sono stati segnali della sua presenza che mi hanno fatto sentire che, in qualche modo, era lì con me.»

        Emanuela ricorda un episodio avvenuto poco prima delle nozze. «Ero a Torino e ho visto una vecchietta seduta sul marciapiede. Le ho dato dieci euro. Ho fatto qualche passo, mi sono voltata e… non c’era più. Mi aveva preso la mano e mi aveva detto “Gesù ti vuole bene”. Non poteva essere sparita così in fretta, è stato un segnale.»

        Lo stesso giorno del matrimonio, un altro episodio la colpisce. «Mio marito prende un orologio che non mettevo da dieci anni, e la data era proprio quella del nostro matrimonio. Quando succedono certe cose, ti viene da pensare che siano piccoli messaggi delle persone care che non ci sono più.»

        Ricordi ritrovati e un legame che vive ancora

        Anche sistemando la cantina con il fratello Maurizio, Emanuela ha avuto un momento di grande emozione. «Abbiamo trovato un video di nostro padre. Ricordavo molte cose di lui, ma la sua voce l’avevo quasi dimenticata. Quando l’ho sentita, non l’ho riconosciuta subito. Poi l’ho visto e i ricordi sono tornati vivi.»

        Tra i ricordi più preziosi, c’è anche un vecchio golf blu del padre, che Emanuela conserva gelosamente. «Ogni tanto lo indosso. Mi dà un senso di protezione. È come se lui fosse ancora qui con me.»

        Ma il legame con Luigi non si ferma ai ricordi personali: «Rivedo mio padre in mio figlio Andrea. Era molto sportivo, proprio come lui. Anche se non ha mai conosciuto il nonno, gli parlo spesso di lui, gli mostro foto e video, perché ricordare le persone care significa tenerle vive.»

        L’amore per la madre, una guida preziosa

        Se il ricordo del padre è un’ancora emotiva, la madre di Emanuela è una presenza costante, un esempio di forza e amore incondizionato. «Tu la mia mamma, io la tua mamma. Noi, l’amore», scrive spesso la conduttrice sui social, condividendo dolci parole e foto in compagnia della madre e del fratello Maurizio.

        Durante una passeggiata o a tavola per i festeggiamenti di un compleanno, Emanuela non manca mai di sottolineare quanto sua madre sia stata una guida nei momenti più difficili. «In ogni momento buio hai illuminato il cammino con la tua gentilezza, la tua forza e la tua saggezza. Sei un esempio straordinario di amore materno e forza interiore.»

        Tra i tanti commenti ai suoi post social, non mancano quelli affettuosi delle amiche e colleghe Patrizia Rossetti e Susanna Messaggio, che le hanno dedicato messaggi di stima e affetto.

        Una vita di affetti indimenticabili

        La storia di Emanuela Folliero è quella di una donna che ha saputo affrontare il dolore e trasformarlo in una celebrazione degli affetti più cari. Con il padre sempre nel cuore e la madre al suo fianco, Emanuela continua a raccontare la sua vita con la stessa eleganza e sincerità che l’hanno resa uno dei volti più amati della televisione italiana.

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          Personaggi e interviste

          Dimagrito senza sentirsi sexy… ma sempre fiero di essere “terrone”: Chef Cannavacciuolo

          Antonino Cannavacciuolo, il gigante buono della cucina italiana, non è solo un maestro ai fornelli ma anche un uomo capace di affrontare le sfide con la stessa grinta con cui impiatta un risotto perfetto. Tra una sfogliatella e una lezione di vita, lo chef stellato ha deciso di prendersi cura di sé, perdendo peso senza perdere l’essenza della sua anima napoletana. E no, non lo fa per sentirsi sexy!

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            Ammettiamolo: il fascino di Antonino Cannavacciuolo non è mai dipeso dalla bilancia. La sua presenza scenica, la sua voce profonda e quella risata contagiosa sono sempre stati il suo vero biglietto da visita. Come pure le sonore pacche sulla schiena che dispensa ai concorrenti dei suoi programmi. Tuttavia, il celebre chef ha deciso di intraprendere un percorso di dimagrimento per una questione di salute e benessere. “Non mi sento più sexy di prima, ma mi sento meglio e più in forma”, ha dichiarato con la sua solita ironia.

            Un personaggio che continua a conquistare il pubblico, non solo con i suoi piatti ma anche con il suo modo autentico di affrontare la vita. Dimagrito, ma sempre lui: ironico, appassionato e uomo meridionale con orgoglio. Perché in fondo, il segreto del successo è uno solo: restare fedeli a se stessi, con qualche chilo in meno ma con il doppio della determinazione!

            Il motto vincente: disciplina e tradizione

            Per perdere peso, Cannavacciuolo non ha seguito diete estreme o mode passeggere. Ha invece adottato un motto personale: equilibrio, costanza e tanto amore per la buona cucina. “Non ho rinunciato ai sapori della mia terra, ho solo imparato a gestirli meglio”. Insomma, ha dimostrato che è possibile dimagrire senza dire addio alla parmigiana di melanzane!

            Orgogliosamente “terrone”

            Se c’è una cosa che Antonino non vuole perdere, oltre ai chili di troppo, è la sua identità. “Sono fiero di essere terrone!”, afferma senza mezzi termini. Per lui, essere del Sud significa portare avanti tradizioni, valori e un amore sconfinato per la cucina fatta con il cuore. Un orgoglio che non si misura in centimetri di girovita, ma in passione e dedizione.

            Un esempio per tutti

            La storia di Cannavacciuolo non è solo quella di una trasformazione fisica, ma di un cambiamento consapevole. Il messaggio che trasmette è chiaro: non serve stravolgere la propria vita per stare meglio, basta trovare il giusto equilibrio. E, soprattutto, non bisogna mai perdere l’ironia, il buonumore e un piatto di pasta cucinato con amore!

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              Personaggi e interviste

              Via da Milano per amore della figlia Bianca, lo racconta Max Laudadio di Striscia

              Andarsene da Milano per curare la figlia, affetta da una forna di otite legata all’inquinamento atmosferico. Uno degli storici inviati del tg satirico di Mediaset dice addio alla Madonnina.

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                Lui è senza dubbio uno degli inviati storici di Striscia la Notizia, uno di quelli che spesso ha pagato con la propria incolumità il coraggio di certi servizi con personaggi equivoci e truffaldini. Durante una sua recente intervista presso lo studio di Silvia Toffanin a Verissimo, ha raccontato alcuni dettagli inedito ai più della sua vita privata e, soprattutto, il rapporto con i suoi figli Bianca, Ina e Stanley. «I miei gioielli», così li definisce Laudadio, spiegando in studio come ha conosciuto la moglie Loredana e, come insieme, abbiano creato il loro progetto familiare allargato, adottando altri due ragazzi (dopo la loro figlia naturale Bianca).

                Un matrimonio nel cuore dell’Africa

                La chiacchierata con la Toffanin ha messo in luce svariati aspetti della vita privata dell’inviato di Striscia che, forse, in tanti non conoscevano nel dettaglio. Il giornalista ha raccontato: «Mia moglie Loredana e i miei figli sono la mia vera vita. Quando ho visto Loredana per la prima volta, ho detto “La voglio sposare”, lei è così razionale, rispetto a me… Mi colpì il suo pensiero, la sua testa. Ci siamo sposati in Namibia, in Africa, perché volevamo un matrimonio tutto nostro, non ci interessavano tante cerimonie: le nozze sono state celebrate sulla duna più alta del mondo. Quest’anno sono 20 di matrimonio».

                In una piccola frazione montana per la salute di Bianca

                Altro momento emozionante nella vita di Laudadio è stato certamente diventare genitore: «La paternità l’ho vissuta in modo pazzo come sempre. Nostra figlia Bianca è stata voluta fortemente da me e da Loredana: ci eravamo appena conosciuti ma decidemmo di diventare genitori dopo una settimana di fidanzamento. Quando la nostra bambina aveva un anno, da Milano ci siamo trasferiti in montagna perché lei aveva un’otite continuativa e, ora viviamo ancora lì, abbiamo traslocato in una casa in una frazione di Varese dove vivono 24 persone. Praticamente in un bosco. Abbiamo lasciato Milano. Ho fatto l’orto biologico durante la pandemia».

                L’adozione di Ina

                I suoi due figli adottivi, Ina e Stanley che considera un regalo della vita, sono un altro motivo di grabdissima gioia: «Abbiamo conosciuto Ina quando eravamo in ospedale con Bianca perché non stava molto bene. Accanto al suo letto c’era Ina, una ragazzina di 14 anni albanese che era ricoverata e che, dopo le dimissioni, sarebbe tornata nella casa famiglia in cui era cresciuta. Io e Loredana ci siamo così affezionati a Ina che abbiamo deciso di fare domanda per adottarla e così lei è diventata nostra figlia».

                L’arrivo di Stanley

                Stanley, invece,è arrivato tramite l’associazione che Max e Loredana ahanno fondato: lui, insieme ad altri ragazzi, lavorava nel loro bosco per metterlo a posto, controllare le piante e gli alberi. I due gli hanno chiesto se gli sarebbe piaciuto rimanere a vivere con loro e lui ha risposto di sì. Le pratiche per adottarlo sono durate circa due anni. Un giorno, Stanley ha raccontato ai genitori adottivi la sua vera storia: era scappato dal suo Paese attraversando il deserto e vedendo le peggio cose, in Africa, però, aveva anche lasciato una moglie e quattro figli: «Mi disse che voleva essere una persona migliore e, ora, i suoi figli sono tutti diplomati… quindi sono anche nonno».

                Di origini calabresi

                Max Laudadio, all’anagrafe Massimiliano Laudadio, è nato a Pistoia ma di origini calabresi, è stato autore di alcuni programmi per TMC2, Disney Channel nel 1999, e ha inoltre condotto programmi su Match Music. Attivo anche in radio, prima su Rai Radio 2 e in seguito su RTL 102.5.

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